Sant'Alberto di Trapani

Il culto liturgico

Emanuele Boaga, O.Carm.

La vita prodigiosa di S. Alberto degli Abati gli meritò subito un culto straordinario sia nel Carmelo - dove fu chiamato “Pater Ordinis” e considerato patrono e protettore - sia fuori.

a) Storia della canonizzazione

Dopo la messa della sepoltura del santo, che secondo la tradizione sarebbe stata intonata dagli angeli per un santo confessore, il re di Sicilia Federico, figlio di Pietro, antico re di Catalogna, l’Arcivescovo Guidotto e il popolo sancirono solennemente di far confermare dalla S. Sede il culto prestato al Santo, sostenendo le spese necessarie.

Appena 70 anni dal beato transito di Alberto alla gloria, anche l’Ordine si premurò di spronare quanto era necessario per ottenere la sua canonizzazione. Il capitolo generale celebrato a Puy-en Velay nel 1375 stabilì che ogni religioso, avuto il permesso di prendere decisione sui propri beni, stabilisse una somma «per la canonizzazione del beato Alberto» e decise pure che il priore generale potesse imporre alle province una tassa per sostenere, tra le altre, le spese «per la canonizzazione del beato Alberto e del santo Legato», ossia S. Pier Tommaso.

Il capitolo generale di Brescia nel 1387 incaricò il p. Bartolomeo da Sciacca come procuratore per impetrare dai principi, prelati e nobili di Sicilia suppliche da umiliare al Papa «per la canonizzazione del beato Alberto, nostro fratello», con obbligo, sotto giuramento, di rendere conto delle offerte raccolte e spese per ottenere dette suppliche.

 Il lavoro procedeva a gran passi. Nel 1399 da parte del capitolo generale delle Selve, si dava al provinciale di Sicilia l’incarico di supplicare il Papa, in nome del priore generale e dell’intero capitolo, per la canonizzazione del beato Alberto da Trapani.

Nonostante questi tentativi non riusciti, il capitolo generale di Montpellier, celebrato nel 1420, ordinava che «in tutti e singoli i conventi si dipingesse l’immagine del beato Alberto coi raggi», mentre nel suo testamento in data 13 marzo 1424, donna Eleonora de Bosco afferma di «avere, tenere e possedere una cappella chiamata con il titolo di Sant’Alberto, sita nella beata chiesa di S. Maria dell’Annunziata della terra di Trapani».

Di nuovo nel 1425, il capitolo generale di Pamiers affidava a p. M. Giovanni de Scolio l’incarico di procurare - da parte di prelati, comunità e città - lettere di richiesta da umiliare al Papa «per la canonizzazione di S. Alberto».

Una data decisiva per la glorificazione del nostro santo fu l’anno 1457. In quell’epoca governava la famiglia del Carmelo un insigne riformatore, il beato Giovanni Soreth. Egli chiese a papa Callisto III che in Sicilia, e ovunque fosse possibile, si potesse continuare il culto pubblico già esibito al santo con l’erezione di altari e chiese in suo onore. Il Papa acconsentì benevolmente e di tale sua concessione, fatta a voce, volle espressamente che il card. protettore dell’Ordine, presente al colloquio, ne facesse testimonianza con una sua lettera, riferite dagli storici dell’Ordine e stampate poi nel 1507.

Più tardi, il priore generale p. Cristoforo Martignoni ottenne da Sisto IV la bolla Coelestis aulae militum, in data 31 maggio 1476 con la quale veniva confermata la concessione fatta da Callisto III “vivae vocis oraculo”.

Nel 1524, nel capitolo generale di Venezia in cui fu eletto priore generale Nicolò Audet, fu deciso che accanto alla Madonna nel sigillo del capitolo generale venisse posta l’immagine di S. Giovanni Battista alla destra e “sancti patris nostri Alberto (imago) a sinistris”. Inoltre, lo stesso Audet volle che in ogni chiesa dell’ordine si trovasse un altare dedicato al santo.

b) Il culto liturgico nell’Ordine del Carmelo

Il capitolo generale celebrato a Bologna nel 1411, al quale partecipava il provinciale di Sicilia, il baccelliere Gerardo da Trapani, quando trattò della liturgia, stabilì quanto segue: «Del beato Alberto da Trapani si faccia festa doppia nel giorno di San Donato [ossia il 7 agosto], e se ne celebri l’ufficio come di confessore non pontefice, finché non sia stato divulgato l’ufficio proprio, che, in verità è già pronto». Diffuso in copie manoscritte, dopo l’invenzione della stampa, questo l’ufficio divino in onore del santo ebbe varie edizioni, di cui le più note sono quelle del 1495 e del 1573. Anche i Messali carmelitani dei secoli XVI e XVII riportavano i testi per la messa propria in onore di S. Alberto.

Per rendere più solenne la festa del Santo, i padri gremiali del capitolo generale tenuto nel 1564 nel convento di S. Martino ai Monti in Roma espressero il desiderio e ottennero che essa fosse celebrata con ottava.

Infine nel 1625, in un altro capitolo generale, si affidò al procuratore generale dell’Ordine l’incarico di chiedere alla santa Sede la grazia di inserire la festa nel Calendario Romano. Oltre a inserire nel Martirologio Romano il ricordo del santo al 7 agosto, La Congregazione dei Riti concesse pure che a Messina e per tutta la diocesi si celebrasse la festa di S. Alberto al 7 agosto.

I testi della Messa e dell’Ufficio proprio del Santo in uso presso i carmelitani fino alla riforma del Vaticano II ebbero particolare conferma da papa Gregorio XIII nel 1584, in occasione della riforma del Breviario dell’Ordine. Tale Ufficio era stato composto con cadenze ritmiche scritte dal B. Battista Mantovano.

Con la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, è stato concesso all’Ordine di celebrare liturgicamente S. Alberto al 7 agosto con grado di festa.

I testi dell'ufficiatura propria, usati dal ramo antico, sono stati rifatti ex novo, perché i precedenti avevano cadenza ritmica, oggi non ammissibile. Gli inni sono quelli precedenti, ma rivisti e corretti dal benedettino don Anselmo Lentini. Lo schema della Messa intende mettere in risalto le qualifiche del santo: religioso, carmelitano e benefattore del popolo.

c) Il culto nel Carmelo teresiano

L’importanza assunta al culto del santo nell’Ordine, passò attraverso S. Teresa di Gesù alla riforma degli Scalzi. Nelle Costituzioni “antiche” delle monache (1576?) e in quelle “definitive” del 1581, S. Teresa include tra i giorni stabiliti per la S. Comunione, anche la festa del «nuestro padre San Alberto». Inoltre il santo è il capolista dell’elenco dei santi protettori di S. Teresa, secondo l’autografo tramandatoci dal Ribera. Va anche ricordato che la santa riformatrice volle che nel monastero di Toledo venisse dipinta una immagine di S. Alberto, e spinse un domenicano (forse il p. Diego de Yanguas) a tradurre dal latino una vita antica, e poi provvide, «a consolazione sua e delle monache», che tale versione venisse stampata da don Teutonio de Braganza, insieme al Cammino di perfezione. Altro fatto che indica quanto, alle origini della riforma degli Scalzi, fosse grande il culto tributato al «nuestro padre San Alberto» è la decisione presa nel capitolo di Madrid del 1590 che nel dare il nome alle prime province scalze, oltre a S. Elia titolare della Castiglia, l’unico santo dell’Ordine a cui venne intitolata una provincia, quella del Mexico, fu S. Alberto.

Già l’anno precedente a questa decisione il primo Proprium Sanctorum della riforma in Spagna (Segovia, 1589) riportava la festa del Santo con rito doppio e ottava; mentre nel Proprium italiano del 1609 la celebrazione era di rito di 2 classe e ottava. L’ottava fu lasciata nel 1909 e il rito fu portato a doppio maggiore nel 1913.

Con la riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II per i Carmelitani Scalzi la celebrazione di S. Alberto è con il grado di memoria obbligatoria.

[Dalla rivista Rallegratevi, IV anno (2006), nº 19 - inserto.]


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Ultima revisione: 12 ottobre 2006