Lettera dei
Superiori Generali
JOSEPH CHALMERS, O.Carm.
e
CAMILO MACCISE, O.C.D.
in occasione del
750° Anniversario dello Scapolare del Carmine


CON MARIA
LA MADRE DI GESÚ

(Atti 1,14)


    La Vergine nella vita del Carmelo

  1. Con grande gioia abbiamo ricevuto la lettera di Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II, che trattava del posto che ha Nostra Signora nel Carmelo. Ispirati dal messaggio del Papa, anche noi vorremmo condividere alcune riflessioni sull’importanza di Maria nella spiritualità carmelitana.

  2. La Vergine Maria, nostra Madre, Patrona e Sorella, è certamente uno dei grandi doni che abbiamo ricevuto da Dio e condividiamo con la Chiesa. Ella è parte essenziale del nostro patrimonio. In tutti i rami della famiglia carmelitana c’è un ampio impegno di rinnovamento della teologia e della spiritualità, della devozione e dell’amore a Maria. Per parecchi secoli la nostra devozione e l’amore per Lei si sono incentrati sullo Scapolare marrone del Carmelo. I nostri fratelli e sorelle più anziani ricorderanno le celebrazioni nel 1951 del 700esimo anniversario dello Scapolare, marcato dalla calorosa raccomandazione di Papa Pio XII nella lettera mandata ai Superiori Generali di entrambi gli Ordini, Neminem profecto latet. È opportuno che cinquant’anni dopo riflettiamo nuovamente sui doni di Maria al Carmelo, meditando sul loro significato per noi e per la Chiesa di oggi.

  3. Siamo ben coscienti della diffusione del Carmelo in tutto il mondo. Esso si è saldamente stabilito nei cinque continenti, ognuno con la propria storia e cultura. Il modo in cui la Madre di Dio viene accolta e predicata al popolo di Dio cambia chiaramente da un paese all’altro, come è stato in passato, con lo scorrere dei secoli. Sappiamo di poter dare solo alcune intuizioni centrali e degli orientamenti, lasciando ad altri il compito di riflettere sul nostro patrimonio in ogni cultura particolare e nella condivisione con la Chiesa locale.

    Un patrimonio in dialogo

  4. "Generazioni di Carmelitani, dall’inizio fino ad oggi, […] hanno cercato di modellare le loro vite sull’esempio di Maria"1. Ogni generazione ha la responsabilità non solo di vivere l’eredità carmelitana ma anche di arricchirla e di trasmetterla. Un’eredità è qualcosa di vivente che deve essere offerta al mondo e presentata nell’esperienza attuale della Chiesa. La vita carmelitana deve essere in dialogo costante con il presente e con il passato. Le ricchezze della nostra tradizione devono sicuramente essere preservate, ma in modo tale da essere rilevanti e significative per il presente. Invitiamo tutti i Carmelitani ad approfittare di questa occasione di rivisitazione del passato, e di farlo con domande che provengano dalla nostra lettura dei segni dei tempi e dei luoghi.


    I. TEMI MARIANI FONDAMENTALI

  5. Il Carmelo guarda a Maria come ad una Madre, Patrona, Sorella e Modello, particolarmente associato alla comprensione di Maria come Vergine Purissima. Questi non sono solo titoli o temi devozionali. Essi riflettono in qualche modo l’esperienza dei due Ordini attraverso i secoli. Invitiamo tutti i Carmelitani a volgersi nuovamente alla testimonianza di coloro che ci hanno preceduto, riflettendo sul come queste ricchezze possano essere condivise tra noi e con la comunità più ampia della Chiesa.

    Madre

  6. Quando i primi Carmelitani vennero in Europa per la prima volta, l’idea di Maria come madre spirituale era già stata generalmente accettata, grazie ai sermoni del Cistercense Guerrico d’Igny (+ 1157). Prontamente i Carmelitani raccolsero tale tema, invocando Maria Madre e Vergine, come nell’inno Flos Carmeli: "Madre tenera, che non ha conosciuto uomo"2. Nella parola "Madre" è già contenuta un’idea chiave della nostra eredità, ossia la relazione con Maria, come suoi figli e figlie. Il titolo di Madre era molto gradito nell’Ordine: lo dimostra l’appellativo "Madre e Bellezza del Carmelo" che echeggia Isaia 35,2, usato nella liturgia fin dal tardo periodo medioevale.

  7. Tutti i santi carmelitani hanno ripreso questo tema di Maria come madre 3. Santa Teresa di Lisieux ha affermato memorabilmente: "Ella è più Madre che Regina" 4. Per parecchi secoli la liturgia carmelitana ha mostrato un affetto speciale per la scena evangelica ai piedi della Croce (Gv 19, 25-27), dove Maria "divenne la Madre di tutti, associata all’offerta di suo Figlio e data a tutti nel momento in cui Gesù la diede al discepolo prediletto" 5.

  8. Guardando a Maria come a una madre, siamo incoraggiati a riflettere sulla nostra relazione nei suoi confronti: Ella si occupa di noi come una Madre; noi l’amiamo e la rispettiamo come figli e figlie. Oltretutto nel vedere Maria come una madre, siamo indirizzati verso il suo Divin Figlio, nel cui ossequio viviamo 6. Fin dai tempi antichi, i Padri della Chiesa hanno visto che una corretta Mariologia serve a garantire una corretta Cristologia.

  9. La nostra visione di Maria come Madre e Splendore del Carmelo, può essere un dono importante per la Chiesa intera. Oltre un quarto di secolo fa, papa Paolo VI invitò i teologi a considerare la via della Bellezza come un approccio autentico a Maria 7. In un mondo di così tante angosce e brutture, siamo invitati a guardare in alto, riposandoci nella contemplazione della bellezza di Maria, perché in Lei Dio ha "segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia né ruga, splendente di bellezza" 8. Incoraggiamo i nostri teologi a riflettere ulteriormente su quest’area alquanto trascurata della Mariologia Carmelitana.

    Patrona

  10. Il titolo di Patrona del Carmelo ha una lunga storia nell’Ordine. La dedicazione a Maria della prima cappella sul Monte Carmelo, in mezzo alle celle, è certamente un’indicazione del suo patrocinio che, nei tempi feudali, indicava relazioni di reciprocità e di servizio. Dalla sua venuta in Europa, circa nel 1230, e per i 150 anni seguenti, il Carmelo ebbe un’esistenza alquanto precaria. Durante questo periodo i frati impararono a confidare nell’aiuto e nella protezione di Maria. La sopravvivenza stessa dell’Ordine venne a Lei affidata, e i fratelli si sentivano sicuri della sua protezione e assistenza. Alle decadi conclusive del tredicesimo secolo risale l’idea che l’Ordine Carmelitano fosse stato fondato in modo speciale per l’onore e la gloria di Maria 9.

  11. Anche se il linguaggio del "patrocinio" non trova un’eco immediata in alcune culture in cui il Carmelo vive oggi, la realtà espressa fa parte della nostra ricca vita mariana. Il patrocinio implica una relazione reciproca. Siamo coscienti della cura amorosa di Maria per la Chiesa, il Carmelo, e per ciascuno di noi. Tale verità è una sorgente di fiducia e di speranza per noi. Il patrocinio ci rammenta anche la nostra risposta: dobbiamo riverire, servire ed amare la nostra Madre e Patrona. Le prime Costituzioni, di cui ci sono copie esistenti,10 e gli ordinari 11, sono molto chiari nel mostrare i modi di onorare Maria con gesti, preghiere e festività 12. Dal XIII secolo, abbiamo la recita frequente delle antifone Salve Regina e Ave Maris Stella 13. Presto la memoria del sabato ebbe un posto di rilievo tra le devozioni mariane dell’Ordine. Nei tempi medioevali c’era pure la pratica di celebrare molte messe votive in suo onore. Tutto ciò costituisce un’indicazione di come i Carmelitani onoravano la loro Patrona.

  12. Ora una sfida per le comunità locali sarà quella di trovare delle espressioni adeguate alla loro relazione con Maria, per loro stesse e per tutti i cristiani. Così la realtà indicata dal termine patrocinio, anche se espressa con altri vocaboli, riceverà nuovo impulso anche nel nostro tempo.

    Sorella

  13. Quando i fratelli eremiti vennero in Europa dal Monte Carmelo, erano chiamati dalla gente e conosciuti dai papi come i "Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo". Nonostante che questo si riferisse inizialmente alle loro origini, e altri Ordini del tempo venissero chiamati Fratelli di Maria, i Carmelitani col tempo dedussero dalla loro titolatura che se essi erano i fratelli di Maria, sicuramente Maria era loro sorella. Arnold Bostius (+1499), sintetizzando la nostra tradizione originaria, scrisse: "L’umile fratello del Carmelo può esultare e cantare di gioia: ‘Ecco! La Regina del Cielo è mia sorella; posso comportarmi nei suoi confronti con confidenza e senza timore’ 14".

  14. Anche se il titolo di Sorella non sarà mai usato in maniera così estesa come il titolo di Madre e Patrona, è importante ricordare che papa Paolo VI l’ha usato quando ha parlato di noi come dei figli di Adamo che hanno Maria come sorella 15. Questo titolo sembra presentare tre grandi vantaggi per la riflessione carmelitana contemporanea. Coglie l’idea, sottostante anche al titolo di Patrona, della tenera assistenza di Maria e di una facile ed intima relazione tra i Carmelitani e la Madre di Dio. Presenta Maria come sorella maggiore che ci precede nel cammino verso la maturità della fede. Inoltre, in alcune culture l’idea di Maria come Madre spirituale risulta difficile da accettare per alcuni, per i quali il titolo di Maria come Sorella può essere più attraente. Maria "sorella" è un’intuizione che può essere condivisa con tutta la Chiesa nella sua ampiezza.

    Modello e Vergine Purissima

  15. La nozione di Maria come Modello di discepolato è molto antica nella Chiesa. Si trova in tutte le epoche della storia carmelitana. I nostri autori antichi e moderni tentano di dimostrare che Maria è un modello proprio per la nostra vita carmelitana. Pertanto John Baconthorpe (+ ca. 1348) scrisse un commento alla Regola carmelitana nel quale delinea la somiglianza tra la vita di Maria e quella del Carmelitano 16. Col tempo questa consapevolezza del legame tra Maria e il Carmelo si è sviluppata in rappresentazioni artistiche, al punto che Maria è dipinta rivestita dell’abito carmelitano.

  16. Maria è l’esempio del Carmelitano specialmente come Virgo Purissima, Vergine Purissima. C’è un’abbondante riflessione in materia. La cappa bianca è segno della nostra imitazione di Maria. Anche la conosciuta consacrazione del Carmelo all’Immacolata Concezione e la difesa di questa verità da parte della nostra famiglia, sono parte dell’amore del Carmelo alla Vergine. Ma la sua purezza non è ciecamente ristretta alla castità o al celibato. Maria è la Pura, dal cuore indiviso, totalmente aperta a Dio (modello supremo di vacare Deo). Il duplice intento del Carmelo, espresso con sicurezza nell’antico documento dell’Institutio primorum monachorum, trova in Maria la sua più piena realizzazione 17.

  17. Ci sono innumerevoli testi del Carmelo che mostrano Maria quale specchio perfetto del suo ideale contemplativo e come un modello di docilità allo Spirito Santo 18.

  18. Per il beato Tito Brandsma Maria è il modello di tutte le virtù, ed è pertanto due volte nostra Madre. La sua vita è uno specchio nel quale possiamo vedere quanto dovremmo unirci a Dio 19.

  19. Sin dal Vaticano II siamo stati incoraggiati a cercare una devozione mariana che fosse saldamente basata sulla Sacra Scrittura 20. Se in passato gli scrittori e i predicatori carmelitani erano troppo inclini a focalizzarsi nel miracoloso e nello straordinario, troviamo altresì nella nostra tradizione vivente una sobrietà che ci consente di fornire ai nostri contemporanei un’immagine vitale e soprattutto scritturistica di Maria. S. Teresa di Lisieux non era per niente attratta dai pensieri su Maria che non fossero radicati nella verità. Se le fosse stato consentito predicare un sermone su Maria, dice: "Prima di tutto avrei fatto capire quanto poco si conosca, in realtà, la sua vita" 21. Poco prima, aveva scritto alcune profonde riflessioni su Maria nella sua poesia: "Perché t’amo Maria",22 dove medita con amore sulla vita della Madonna come ci viene descritta nelle Scritture.

  20. Questi temi fondamentali che abbiamo preso in considerazione sono molto importanti per una corretta comprensione dello Scapolare carmelitano, sul quale ora riflettiamo.


    II. LO SCAPOLARE DEL CARMELO

  21. Ogni tentativo di dare nuova vita allo Scapolare carmelitano richiede una riflessione che lo inserisca nel contesto più ampio delle relazioni tra il Carmelo e Maria. Secondo i nostri santi, ciò che importa è la personale intimità con la Madre di Dio e l’impegno di prenderla come modello del nostro discepolato cristiano. I temi principali, Madre, Patrona, Sorella e Modello, possono portarci ad una più profonda conoscenza di Maria e ad una più profonda relazione con lei. Solamente in quest’ottica lo Scapolare può essere assunto come un segno che favorisce la crescita spirituale nella vita cristiana.

    Origini dello Scapolare

  22. Lo studio storico su ogni aspetto dello Scapolare deve continuare nei nostri Ordini. Comunque, nonostante qualsiasi futura scoperta, possiamo e certamente dobbiamo essere fiduciosi sul valore di questo antico simbolo, basato su di una venerabile tradizione 23. Quello che i Carmelitani devono fare è trovare il modo di presentare lo Scapolare sia a coloro che sono convinti della storicità della visione, sia a quelli che non trovano probante l’attestazione storica. La verità centrale della visione è esperienza viva del Carmelo: Maria, quale Patrona, ha protetto il Carmelo e gli ha assicurato la perseveranza. Le preghiere di Maria sono efficaci per assicurare la vita eterna.

    Un sacramentale della Chiesa e un segno sacro

  23. L’atto principale della Chiesa istituzionale nei confronti dello Scapolare è stato la sua approvazione nel corso dei secoli, fino al recentissimo "Rito per la benedizione e la consegna dello Scapolare della B.V. Maria del Monte Carmelo" 24. Insieme al significato spirituale delle "grazie inerenti allo Scapolare", ci sono pure "gli obblighi assunti attraverso questo segno di devozione alla santa Vergine" 25. "La devozione a Nostra Signora non può limitarsi a qualche preghiera occasionale in suo onore, ma deve diventare un ‘abito’ che sia il modo permanente di vivere la vita cristiana, fatto di preghiera e di vita interiore, di ricorso frequente ai sacramenti e di esercizio concreto delle opere di misericordia corporali e spirituali" 26.

  24. I Sacramentali sono descritti come segni sacri; appartengono perciò al mondo del simbolo, del significato. Nella nostra società contemporanea si dice comunemente che è in atto una crisi del simbolismo religioso, ma allo stesso tempo vi è presente con forza un chiaro simbolismo secolare. Le bandiere nazionali, per esempio, parlano profondamente a molte persone. I simboli sono cose materiali o immagini che indirizzano verso un significato al di là di se stessi. Molto spesso i simboli sono significativi o suggestivi a seconda del potere che hanno di parlarci a diversi livelli: essi non comunicano semplicemente alcune informazioni, ma ci toccano a livello di sentimento. Nei simboli possiamo trovare sia la crescita che il declino. Se il loro significato spirituale o teologico non viene più trasmesso, i simboli religiosi possono degenerare nel magico, possono essere ridotti a un attraente portafortuna.

  25. I simboli viventi hanno bisogno di una costante rivitalizzazione. Sembra che ci siano quattro livelli nella vita di un simbolo. C’è un’esperienza originaria, che causa il sorgere del simbolo. Per noi questo si è avuto nella protezione di Maria verso i Carmelitani, nella sua capacità di intercedere per la nostra salvezza. Poi c’è la fase del dogma, o della riflessione sul simbolo. Il Carmelo, in linea di massima, ha visto lo Scapolare all’interno della sua comprensione di Maria come Patrona, che si prende cura dei suoi fratelli, i quali, per ricambiarla, la servono. In questo periodo di riflessione, l’assistenza di Maria fu intesa come protesa al di là della morte corporale, specialmente nella sua sollecitudine per la nostra salvezza e per una celere liberazione dal Purgatorio. Un terzo livello nella vita dei simboli nasce al momento in cui si perde il contatto con l’esperienza originaria. A questo punto alcuni ignorano il simbolo o lo accolgono con scetticismo, mentre altri vi rimangono ciecamente legati, in una sorta di fideismo che non raggiunge in ogni caso l’origine del simbolo o il suo significato. Quest’ultimo livello può avvicinarsi molto alla magia. Ciò di cui c’è bisogno in tempi di scetticismo o di fideismo è una ricomposizione meditata del simbolo. Questo quarto stadio è compito di ogni generazione. Bisogna considerare lo scapolare nell’insieme della spiritualità carmelitana, specialmente in relazione con i suoi temi fondamentali.

  26. In particolare tale riflessione e ricomposizione del simbolo dello Scapolare invita a riflettere e a fare nostra la realtà di Maria come nostra Patrona, che si prende cura di noi come vera Madre e Sorella. Madre nostra, che nutre la vita divina in noi e ci mostra la via di Dio. Sorella nostra, che cammina con noi nel viaggio di trasformazione, invitandoci a fare nostra la sua stessa risposta: "Avvenga di me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Ma il patrocinio è una relazione bidirezionale. Noi riceviamo l’assistenza di Maria e in cambio siamo chiamati ad imitarla e onorarla con la fedeltà a suo Figlio.

    L’abito di Maria

  27. Lo Scapolare è essenzialmente un "abito". Coloro che lo ricevono sono aggregati o associati, a diversi livelli, al Carmelo, Ordine dedito al servizio di nostra Signora per il bene della Chiesa intera27. Possiamo approfondire il nostro apprezzamento per questo dono riflettendo sul significato dei vestiti e degli addobbi nella Scrittura. C’è bisogno dei vestiti per proteggersi dagli elementi della natura (Sir 29,21): sono segno della benedizione di Dio (Dt 10,18 Mt 6, 28-30), simbolo di tutte le promesse divine di restaurazione (Bar 5, 1-4). Dovremo alla fine essere rivestiti di immortalità (2 Co 5, 3-4), ma nel frattempo dobbiamo rivestire l’uomo nuovo (Col 3,10), rivestire il Signore Gesù Cristo (Rm 13,14). La nostra Regola ci ricorda che dobbiamo pure essere rivestiti dell’armatura di Dio 28, che è quasi totalmente difensiva, essendo la spada della Parola di Dio l’unica arma offensiva (Ef 6,17). Lo Scapolare, visto come abito, ci ricorda dunque il nostro vestito battesimale, Cristo, la nostra dignità di membri del Carmelo di Maria, e la nostra invulnerabilità quando indossiamo l’armatura di Dio.

  28. Per essere in grado di apprezzare lo Scapolare, è necessario volgersi indietro alla nostra tradizione e volgersi attorno considerando la sensibilità contemporanea con gli elementi culturali che la costituiscono. L’abito di Maria è un tema ricco sia nella spiritualità delle Chiese orientali sia in quelle occidentali. Il velo, o mantello di Maria, è in Oriente un segno della sua protezione, mentre in Occidente l’abito di Maria è un segno della nostra appartenenza a lei. Entrambi i significati sono combinati insieme nella riflessione di Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein. Ella parla del "santo abito della Madre di Dio, il bruno Scapolare", dicendo che il 16 luglio noi "ringraziamo Maria che ci ha rivestiti con le ‘vesti di salvezza’, segno visibile della sua protezione materna"29. Santa Teresa di Gesù fa riferimento diverse volte all’"abito di Maria" 30. Racconta volentieri dell’artifizio della Vergine verso padre Gracián, al quale volle dare l’abito carmelitano 31, sottolineando che "è costume della Vergine non smettere mai di favorire chi si mette sotto il suo patrocinio" 32.

  29. Dall’acuta consapevolezza che l’abito del Carmelo è di Maria, santa Teresa di Gesù trae le conseguenze concrete per la vita dei suoi membri: "Tutte noi che indossiamo questo sacro abito del Carmine siamo chiamate all’orazione e alla contemplazione" 33 e "all’umiltà" 34. Sarebbe facile moltiplicare le citazioni dei santi e degli scrittori del Carmelo nei confronti dell’abito carmelitano 35.

  30. Nella nostra tradizione c’è la ferma convinzione che l’abito e lo Scapolare non hanno effetti salvifici fino a quando non vengono compresi come "abito di Maria", che ci fa’ entrare nella sua famiglia e vivere secondo il suo esempio. Le verità centrali su cui riflettere includono la protezione di Maria, la sua intercessione al momento della nostra morte e oltre essa. Da parte nostra c’è bisogno di una relazione filiale, o una relazione che esprima il nostro essere suoi fratelli e sorelle, dediti al suo servizio per la gloria di suo Figlio. Lo Scapolare è un segno che immette in queste relazioni.

  31. Nel contesto attuale, Maria ci mostra come ascoltare la Parola di Dio nella Scrittura e nella vita stessa, come essere aperti a Dio e vicini alle necessità dei nostri fratelli e sorelle, in un mondo dove una multiforme povertà strappa loro la dignità. Maria ci insegna inoltre la via della donna verso Dio, ci sta di fronte come una donna resa icona della tenerezza di Dio, una donna che dovette affrontare molte prove per poter compiere la vocazione datale da Dio 36. Ella resta il segno di libertà e di liberazione per tutti coloro che gridano a Dio dalla loro oppressione 37. Da parte nostra, lo Scapolare è un’espressione della nostra fiducia alle attenzioni di Maria, dimostra la buona volontà di testimoniare la nostra adozione battesimale e di diventare suoi figli e figlie, fratelli e sorelle, così come rivela il desiderio di essere rivestiti delle sue virtù, del suo spirito contemplativo, della sua purezza di cuore. In questo modo, rivestiti da lei, possiamo come lei meditare la Parola e mostrarci discepoli di suo Figlio nella nostra dedizione alle opere del Regno di Dio: verità e vita, santità e grazia, giustizia, amore e pace 38.

  32. Se nella nostra tradizione un significato chiave dello Scapolare è quello di essere rivestiti da Maria con il suo abito, dobbiamo altresì riaffermare che tale vestizione deve essere compresa come un’investitura. Bisognerebbe dedicare più spazio alla riflessione in questo campo.

    Lo Scapolare e l’affidamento

  33. Nel rinnovare la consacrazione del mondo a Maria, nella festa dell’Annunciazione del 1984, il papa Giovanni Paolo II ha usato la parola "affidamento". Altre volte ha parlato di appartenere a Maria, dedicarsi, raccomandarsi, servire, e mettersi nelle sue mani. Possiamo vedere tale affidamento nell’essere stati scelti per entrare a far parte del Carmelo di Maria, ed essere chiamati alla contemplazione e alla preghiera. Sebbene la consacrazione o l’affidamento a Maria siano molto utili nel presentare lo Scapolare, ci sono molti altri modi di farlo nel Carmelo. Molti parlano dello Scapolare in contesto di evangelizzazione. Accettare lo Scapolare può divenire un vertice della storia di conversione di alcuni individui o comunità. Lo Scapolare può anche essere visto nel ricco contesto della pietà popolare, approvata da papa Paolo VI nella sua Esortazione Apostolica "Evangelii Nuntiandi" 39, e raccomandata dalla Conferenza Episcopale Latino Americana (CELAM) a Puebla (1979) 40. Coloro che indossano lo Scapolare vogliono con ciò esprimere che non si sentono autosufficienti, che hanno bisogno dell’aiuto di Dio, e che lo stanno cercando attraverso l’intercessione di Maria. Attraverso lo Scapolare giungono a "Colei che nella chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e più vicino a noi" 41.

    Un tesoro di famiglia

  34. Da quanto visto, risulta chiaro che lo Scapolare è uno dei tesori della famiglia carmelitana. Quando parliamo dello Scapolare dovremmo sottolineare l’appartenenza alla grande famiglia del Carmelo. Non sarebbe appropriato consegnare lo Scapolare senza un’adeguata spiegazione di ciò che si sta ricevendo. Dal momento che lo Scapolare è un simbolo, il suo significato può essere attentamente spiegato. In particolare dovremmo insistere sul fatto che chi lo indossa, oltre ad aspettarsi dei favori da lei, deve anche avere un legame con Maria. Se dobbiamo essere rivestiti del suo abito, dobbiamo altresì desiderare di essere rivestiti anche delle sue virtù. Lo Scapolare è uno dei mezzi per indirizzare la gente a Maria e in questo modo a suo Figlio.

    III. CONCLUSIONE

  35. La celebrazione che il Carmelo compie quest’anno del 750esimo anniversario del dono dello Scapolare, può essere una buona opportunità per tutti noi di riflettere su questo dono e sul suo significato. C’è un ricco pluralismo nel Carmelo che consente sviluppi diversi della nostra eredità mariana. Tutti i Carmelitani si trovano davanti alla sfida, ed avranno sicuramente per questo un dono dello Spirito Santo, di inculturare il carisma e l’eredità del Carmelo. Possiamo solamente chiedere ai nostri frati, alle comunità delle nostre monache e sorelle, così come ai nostri laici, di compiere una riflessione orante e creativa sul dono dello Scapolare, cercando soprattutto il legame tra lo Scapolare e l’eredità mariana che abbiamo ricevuto, tra lo Scapolare e il nostro servizio contemplativo-attivo nella Chiesa.

  36. Che Maria, nostra Patrona, Madre e Sorella, ci copra tutti con il manto della sua speciale protezione in modo che, rivestiti del suo abito, possiamo essere portati alla santa montagna, Cristo nostro Signore, nel cui ossequio viviamo.

 
16 maggio 2001
Festa di San Simone Stock, Aylesford, Inghilterra

Joseph Chalmers, O.Carm., Priore Generale
Camilo Maccise, OCD, Superiore Generale

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Note

  1. Papa Giovanni Paolo II, Lettera del 25 Marzo 2001, n. 2.
  2. "Mater mitis, sed viri nescia". L’inno è conosciuto nel Carmelo almeno dal tardo sec. XIV.
  3. Santa Teresa d’Avila ha scelto Maria come madre quando perse la madre naturale, all’età di dodici anni: "Appena compresi la gran perdita, mi portai afflitta ai piedi di una statua della Madonna, e la supplicai con molte lacrime a volermi fare da madre. Mi sembra che questa preghiera, fatta con tanta semplicità, sia stata accolta favorevolmente, perché non vi fu cosa in cui mi sia raccomandata a questa Vergine sovrana senza che ne venissi subito esaudita. Ella, infine, mi fece sua". (Vita 1,7). Il Venerabile Michele di sant’Agostino scrisse: "Colui che ama Maria con esercizio costante, acquista l’abito o la pratica di averla sempre in mente come madre amorevole, così che tutti i suoi pensieri ed affetti terminino sia in Lei che in Dio, non potendo dimenticarsi né dell’amorevole Madre né di Dio" (De vita Mariae formi et mariana in Maria et propter Mariam, cap. 2).
  4. Ultimi colloqui 21.8.3.
  5. Lettera di Giovanni Paolo II, 25 Marzo 2001, n.3.
  6. Regola 2.
  7. Acta Apostolicae Sedis 67 (1975) 338.
  8. Messale Romano, Prefazio della Solennità dell’Immacolata Concezione.
  9. Lettera del Superiore Generale Pierre de Millau al re Edoardo I d’Inghilterra, in : A. STARING (a cura), Eredità Medioevale Carmelitana (Roma, Istituto Carmelitano, 1989) 45.47. Da qui si abbrevia MCH (Medieval Carmelite Heritage).
  10. Londra 1281 - AOC 15 (1950) 203-245; Bordeaux 1291 – 18 (1953) 123-185; Barcellona 1324, MCH 20-112.
  11. Antiquum ordinis carmelitarum ordinale, saec. XIII, Edizioni Patrick de St. Joseph, in: Études carmélitaines (1912-1913) e Ordinale de l’Ordre de N.-D. du Mont Carmel par Sibert de Beka, Ed. B. Zimmerman, Paris, 1910.
  12. Ci sono molte preghiere antiche usate frequentemente nelle nostre comunità, specialmente nella liturgia, che si rifanno all’intercessione e all’aiuto di Maria per la nostra salvezza: "Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix, ut digni efficiamur promissionibus Christi - Prega per noi, santa Madre di Dio, affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo". Cf. 1294, Costituzioni, rubrica 40; "Concede nos famulos tuos, quaesumus, Domine Deus, perpetuae mentis et corporis salute gaudere, et gloriosae beatae Mariae semper virginis intercessione, a praesenti liberari tristitia et futura perfrui laetitia. Per christum dominum nostrum. Amen. - Concedi ai tuoi servi Signore, te ne preghiamo, una durevole salute mentale e corporale e, per intercessione della gloriosa e beata sempre Vergine Maria, fa’ che siamo liberati dalla tristezza presente, per godere della gioia futura". Cf. 1281 Costituzioni; la preghiera "Protege", con la sua allusione al patrocinio, si cambiò presto in: "Protege, Domine, famulos tuos subsidiis pacis: et beatae Mariae semper Virginis patrociniis confidentes a cunctis hostibus redde securos - Proteggi, Signore, i tuoi servi con l’ausilio della pace: essendo fiduciosi nel patrocinio della Beata Vergine Maria, rendili sicuri da tutti i nemici".
  13. Cf. Patrizio di S. Giuseppe, Antiquum ordinis carmelitarum ordinale, saec. XIII, (Tamines, Doucolot-Roulin, 1912) = Études Carmélitaines (1912-1913), rubrica 13; Costituzioni del 1324, rubrica 3/6; Ordinale de l’Ordre de N.-D. du Mont Carmel par Sibert de Beka, Ed. B. Zimmerman, Paris, Picard, 1910, 5.
  14. De patronatu § 1533.
  15. Cf. Paolo VI, Esortazione apostolica Marialis Cultus 37.
  16. MCH 193-199.
  17. "Riguardo a tale vita possiamo distinguere due scopi, di cui il primo può essere raggiunto con l’aiuto della grazia di Dio dai nostri sforzi e da una vita virtuosa. Questo vuol dire offrire a Dio un cuore santo e puro da ogni macchia di peccato attuale. Raggiungiamo ciò quando diventiamo perfetti, nascosti al Cherit (cf. 1Re 17, 2-4), ossia nella Carità… L’altro scopo di tale vita è qualcosa che può essere riversato su di noi solo dalla bontà di Dio, ossia gustare nei nostri cuori e sperimentare nelle nostre menti, non solo dopo la morte bensì anche durante questa vita mortale, qualcosa della divina presenza, un sussurro della gloria celeste". Institutio primorum monachorum 1,2.
  18. "Tale era la preghiera e l’azione della gloriosissima Vergine nostra Signora la quale, fin dal principio elevata a questo sublime stato, non ebbe impressa nell’anima immagine di creatura alcuna, e da questa in nessun momento fu spinta ad operare, ma agì sempre sotto mozione dello Spirito Santo". S.Giovanni della Croce, 3S 2,10. Una delle persone più eloquenti nel celebrare la purezza della Vergine è S. Maria Maddalena de’ Pazzi, ad esempio nel suo parlare di Maria come tempio di Gesù: il pavimento del tempio era la sua umiltà, i muri le virtù cardinali che in lei splendevano: "Allora mi sembrava che piattaforma di questo tempio fosse la sua elevata mente e il suo intelletto illuminato, voglio dire quello della Vergine Maria. C’era anche un altare, e questo lo comprendevo come la volontà della Vergine. E l’addobbo dell’altare stesso era la sua purissima verginità, e il tabernacolo, dove Gesù dimora, era il cuore della Vergine. Davanti al detto altare ho visto sette lampade illuminate, che ho compreso essere i sette doni dello Spirito Santo, ognuno dei quali si trovava in lei allo stato perfetto. Sul detto altare c’erano dodici candelabri bellissimi, che ho compreso essere i dodici frutti dello Spirito Santo presenti nella Vergine". Quaranta giorni, 14.
  19. Cf. La lezione del B. Tito Brandsma al Congresso Mariano di Tangerloo, dell’Agosto 1936, in: Carmelite Mysticism. Aspetti storici, Chicago, 1936, Conferenza IV, 52-53. "Non dovremmo pensare all’imitazione senza pensare all’unione, e non pensare all’unione senza l’imitazione. Ciascuna fluisce nell’altra, sebbene una o l’altra possa venire più enfatizzata in un particolare momento. Dobbiamo mantenere i due aspetti fusi in unità armonica. Se desideriamo conformarci a Maria per godere di una piena relazione con Dio, secondo il suo esempio, dobbiamo diventare altre Marie. Dobbiamo lasciare che sia Maria a vivere in noi. Maria non deve rimanere all’esterno del Carmelitano, bensì dovremmo vivere una vita come quella di Maria, vivere con, in e per Maria". Qui il Beato Tito Brandsma allude alla vita mariana e mariaforme insegnata in modo particolare dai mistici dei Paesi Bassi, il Venerabile Michele di S. Agostino (+ 1684) e la Venerabile Maria di S. Teresa Petijt/Petyt (+ 1677).
  20. Cf. Paolo VI, Esortazione Marialis Cultus (1974) § 30.
  21. Ultimi colloqui, 21.8.3.
  22. Opere complete, PN 54.
  23. Cf. Lettera del papa Giovanni Paolo II, 25 marzo 2001, n. 1.
  24. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 5 gennaio 1996.
  25. Rito n. 5.
  26. Lettera di papa Giovanni Paolo II, 25 marzo 2001, n.5.
  27. Ivi, n.5.
  28. Regola, 18-19.
  29. Citato secondo il testo inglese: "On the History and Spirit of Carmel", in Collected Works(Washington, ICS, 1992), vol. 4, 1-3.
  30. Fondazioni 28,30.38; Vita 36,6.28; Cf. anche S. Teresa di Lisieux, Storia di un’anima, MA 30v, "L’abito della Vergine".
  31. Fondazioni 23, 1-8.
  32. Fondazioni 23,4. In altri punti riprende lo stesso tema, dicendo che le nostre vite devono corrispondere al nostro abito: "Sa bene il Signore che non posso in altro sperare che nella sua misericordia. Ed essendomi impossibile di non essere quella che sono, non mi resta che appoggiarmi alla sua clemenza e di confidare nei meriti del suo Figlio e della Vergine sua Madre, della quale indegnamente porto l’abito. […] Imitatela, considerate la grandezza e il vantaggio che abbiamo nell’avercela a Patrona…" 3M 1,3. "Il Signore mise fine a quest’opera (una fondazione – ndt) così importante per l’onore e la gloria della sua santissima Madre, mentre io ero a Palencia. Questo è veramente l’Ordine di sua Madre, ed Ella è nostra Signora e Protettrice", Fondazioni 29,31.
  33. 5M 1,2.
  34. Cammino di perfezione 13,3: "Sforziamoci, figliole mie, d’imitare almeno in qualche cosa la profonda umiltà della santissima Vergine, di cui portiamo l’abito".
  35. Così il beato Tito Brandsma, inconsapevole come la maggioranza dei Carmelitani dei problemi storici legati alla visione, parla dell’abito come di un "segno di devozione a Maria" che diventa "un pegno della sua speciale protezione", così che "molti fanno a gara per elemosinare l’abito dell’Ordine, per poter vivere ed anche morire in esso. Ricevendo l’abito dell’Ordine, essi si assicurano l’aiuto materno di Nostra Signora". Anche lui fa’ eco al tema della imitazione di Maria, trattato da santa Teresa di Gesù, dicendo che davvero ella dovrebbe vivere attraverso di noi, in modo tale che il Carmelitano diventi un’altra Maria: "Dio dovrebbe essere concepito anche in noi, e partorito da noi". In: Carmelite Mysticism: Historical Sketches. 50th Anniversary edition (Darien 1986), conferenza 4, "The Brothers of Our Lady", pp. 32.34.
  36. Paolo VI, Marialis Cultus 37.
  37. Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater 37.
  38. Cf. Messale Romano, Prefazio della festa di Cristo Re; cf. Vaticano II, LG 36.
  39. N. 48 – AAS 68 (1976) 37-38.
  40. Puebla. L’evangelizzazione nel presente e nel futurodell’America Latina, A.V.E., Roma, 1979, nn. 444-469, 910-915, 959-963.
  41. Vaticano II, LG 54.
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Ultima revisione: 18 giugno 2001