550° anniversario dell’istituzione delle monache carmelitane di clausura e del terz’Ordine carmelitano secolare


  
L’OPERA DI NICCOLÒ V E SISTO IV
PER LA FAMIGLIA DEL CARMELO



di Emanuele Boaga, O.Carm.

Il giorno 7 ottobre del corrente anno la famiglia religiosa del Carmelo commemora il 550° anniversario della bolla "Cum nulla", con cui papa Niccolò V ha concesso all’Ordine di organizzare l’aggregazione ad esso delle monache (sanctimoniales) e dei laici nelle forme che avevano gli altri ordini Mendicanti. Già alla fine del maggio scorso, il priore generale dell’Ordine, p. Joseph Chalmers, ha scritto una lettera indirizzata a tutta la Famiglia Carmelitana per questa occasione. In questa lettera, intitolata "Nella terra del Carmelo" egli riflette sull’importanza della vocazione delle claustrali e dei laici per tutta la Famiglia Carmelitana nel vivere, nel loro specifico stato di vita, gli stessi valori fondamentali ispiranti i religiosi del Carmelo. E invita tutti i membri della Famiglia Carmelitana a ringraziare Dio per le benedizioni diffuse su quanti, chiamati nella terra del Carmelo, desiderano vivere più intensamente il proprio "ossequio a Gesù Cristo", secondo l’espressione paolina indicante il fine di ogni vera vita cristiana e ripresa nel prologo della regola del Carmelo.

Il formarsi delle famiglie spirituali

Per comprendere l’origine e lo sviluppo di questa "nuova" presenza nell’Ordine del Carmelo è necessario situarla nel fenomeno più ampio dell’aggregazione dei laici alla vita religiosa e del formarsi della famiglia monastica e religiosa, ossia dell’insieme di religiosi e laici intorno all’ideale della vita evangelica. Tale aggregazione dei laici avvenne prima di tutto in relazione agli sviluppi medievali della vita monastica. Si realizzava mediante il fenomeno assai complesso dell’oblazione, che può essere così descritto: nel contesto delle relazioni feudali, un laico, prestando un servizio ad un monastero, si affidava con atto specifico ad esso e riceveva dalla comunità monastica assistenza temporale e/o spirituale. Le forme giuridiche che caratterizzavano quest’atto di oblazione andavano da quelle semplicemente esterne a quelle più profonde di partecipazione alla vita monastica. Tra i motivi che spingevano i laici a legarsi in qualche modo con i monasteri prevalse il desiderio di partecipazione ai beni spirituali e alla vita del fratello "monaco" o "religioso", anche perché in quel tempo la vita religiosa era ritenuta la forma di vita cristiana più perfetta e l’appoggiarsi dei laici ad essa nella partecipazione dei suoi benefici spirituali significava trovare un aiuto a rendere più facile e più sicuro il proprio cammino verso la beatitudine del paradiso. Tra l’altro, nacque così, già nei secoli IX e X, l’uso di seppellire i laici "oblati" con l’abito monastico (o lo scapolare); uso che passerà poi anche in altre istituzioni religiose non monastiche.

Con la nascita e il diffondersi degli Ordini Mendicanti sorgono altri gruppi di laici accanto ad essi. Il mirare da parte dei laici soprattutto alla partecipazione ai beni spirituali e alla condivisione dei valori dello spirito che animavano i frati determinava il sorgere di una nuova forma di aggregazione, passando dall’oblazione alla "affiliazione". In pratica quest’impegno a vivere la spiritualità che caratterizza ciascun Ordine Mendicante spinge i religiosi - in qualche caso fin dagli inizi e in altri ben presto nei secoli XII e XIII (e non nel secolo XVI come affermano erroneamente alcuni scrittori) - a far sorgere per le donne che desideravano essere religiose consacrate un "secondo Ordine" e per i laici devoti un "terz’Ordine", ciascuno con proprio testo legislativo, come ad esempio fece S. Francesco. La distinzione dell’unica famiglia spirituale in tre Ordini fu ispirata al modello della comunione trinitaria per sottolineare la profonda unità, comunione, condivisione e solidarietà tra le sue parti. Tale distinzione, usata per primi dagli Umiliati (secondo la seguente gerarchia: sposati, nubili e vergini, chierici), venne poi adottata da S. Francesco (invertendo però le sequenze in: religiosi, religiose, laici). Il suo esempio fu ben presto seguito dagli altri Ordini Mendicanti.

Oltre queste forme di affiliazione alla vita religiosa, si ebbero tra i Mendicanti anche il sorgere di altri gruppi di uomini e donne, sposati o no, che si riunivano sul tipo delle associazioni dette "confraternite" (o "fraternite"). I membri di queste associazioni erano detti confratelli, partecipavano ai benefici spirituali e ai suffragi da parte del rispettivo convento o Ordine di appartenenza. Spesso assumevano anche un distintivo esterno qualificante il loro stato, come la cappa o il mantello, segno dell’abito religioso (da qui le confraternite dell’abito). Questi laici si impegnavano pure a vivere la spiritualità del rispettivo Ordine ed erano considerati parte del terz’Ordine.

La famiglia del Carmelo

Il fenomeno dell’oblazione - sia di uomini che di donne, dalla denominazione più varia e in vario modo aggregati (oblati, conversi, semi-frati) - è presente nell’Ordine Carmelitano già dalla fine del secolo XIII e inizi del seguente. In particolare questo fenomeno prese consistenza più largamente in ambito femminile: si hanno così le beate in Spagna, le mantellate e pinzocchere in Italia e la beghine nei Paesi Bassi. Nei secoli XIV e soprattutto XV da isolate le donne si organizzarono in gruppi, tra cui notevoli erano le cosiddette "dame bianche" di Firenze, e i gruppi di mantellate a Venezia, Milano, Mantova e Ferrara. C’erano anche un caso simile di beghine a Ten Elsen (Geldria). Ma non costituivano un’istituzione giuridica o canonica.

Fu così che, sotto la spinta di questi gruppi, si cercò di dare ad essi l’opportuna sistemazione giuridica. Nacque così l’iniziativa di chiedere a papa Niccolò V un intervento per chiarire e definire con autorità pontificia tale situazione. Gli storici discutono, con pareri diversi, su chi sia stato il richiedente del documento pontificio: o lo stesso priore generale, il b. Giovanni Soreth (1394-1471), che affrontava la situazione delle beghine in Belgio, o i frati di Firenze, per aggregare le mantellate alla propria chiesa. Comunque si risolva questa questione, rimane certo che il priore generale Soreth utilizzò poi ampiamente la bolla pontificia per organizzare comunità di claustrali in Belgio e in Francia, tanto che tradizionalmente egli viene indicato come il fondatore delle monache carmelitane.

La concessione contenuta nella bolla "Cum nulla" di Niccolò V (7 ottobre 1452) venne poi completata con un’altra bolla, la "Dum attenta" di Sisto IV (28 novembre 1457). E' bene sottolineare come questi due documenti pontifici stanno alla base dell’odierna strutturazione della Famiglia Carmelitana, anche se tradizionalmente spesso non si considera l’intervento compiuto da Sisto IV.

In pratica, dalla "Cum nulla" si venne a sviluppare una duplice istituzione: quella sfociante nei gruppi che riuniti formavano il II Ordine femminile (le monache o "sanctimoniales"), con voti solenni, vita comune e conseguente clausura stretta in quanto vere religiose; e quelle delle donne dette allora impropriamente "terziarie" che vivevano nel secolo e continenti con voto solenne di castità. Mentre le vere e proprie religiose (le "sanctimoniales" del II Ordine) osservavano la regola dei frati ed avevano proprie costituzioni, le cosiddette "terziarie" ricevettero una regola nel 1455, con abbondanza di prescrizioni ascetiche e spirituali. Però nel 1583 la S. Sede negò la solennità dei loro voti e le cosiddette "terziarie" dovettero accettare una delle due soluzioni proposte: o accettare di entrare in un monastero femminile del II Ordine e divenire così vere e proprie religiose, oppure confluire in un gruppo laico che sarà poi all’origine al nuovo terz’Ordine secolare del secolo XVII.

Invece la "Dum attenta" rese possibile l’organizzazione - sul modello del terz’Ordine di Penitenza degli altri Ordini Mendicanti - dei confratelli e delle consorelle che insieme alla "fraternità" dell’Ordine accettavano, rimanendo secolari, impegni di vita spirituale sanciti da una regola e portavano come distintivo un mantello bianco. Più tardi la loro condizione giuridica, insieme a quella dei gruppi delle terziarie (di cui sopra) e delle confraternite dello Scapolare, venne chiarita definitivamente con interventi del priore generale Teodoro Straccio nel 1637 e nel 1640. In seguito, al terz’Ordine vennero aggregate le religiose di vita attiva e apostolica ed altri gruppi di laici.

La semente lanciata con le bolle pontificie "Cum nulla" e "Dum attenta" ha portato i suoi frutti. Nacquero, fiorirono e fruttificarono tante istituzioni e figure splendide di santi e sante del Carmelo. Tra le claustrali carmelitane ricordiamo: la Beata Francesca d’Amboise (1485 in Francia), la Beata Arcangela Girlani (1495 in Italia), la Beata Giovanna Scopelli (1491 in Italia), S. Maria Maddalena de’ Pazzi (1606 in Firenze), S. Teresa d’Avila (1582 in Spagna, che diede origine alla riforma degli Scalzi) e che ha fondato le Carmelitane Scalze che hanno prodotto tanto frutto per la Chiesa. Tra i laici e i terziari del Carmelo si possono ricordare: la beata Giovanna da Tolosa (sec. XIV, in Francia), Mariangela Virgili (1734 in Ronciglione), Liberata Ferrarons y Vives (1842 in Olot), Carmen de Sojo de Anguera (1890, in Barcellona), il beato Isidoro Bakanja (1909, in Zaire); e Giorgio Preca, sacerdote terziario di Malta, beatificato recentemente da papa Giovanni Paolo II.

Nel solco dell’opera di Niccolò V e Sisto IV

Dall’analisi della suddetta opera svolta da Niccolò V e Sisto IV e delle sue conseguenze per l’Ordine del Carmelo, e alla luce delle successive esperienze storiche nel vissuto della Famiglia Carmelitana, emergono chiaramente alcune considerazioni. Innanzitutto il far parte di detta Famiglia spirituale comporta una chiamata o vocazione specifica ad approfondire la propria vita battesimale vivendo in concreto i valori dell’ideale carmelitano. Poi, la partecipazione al carisma del Carmelo è conseguenza di tale chiamata o vocazione, si realizza in comunione e autonomia secondo la propria indole specifica, e si realizza nell’unità profonda della mente e del cuore nel "vivere in ossequio a Gesù Cristo".

Sotto lo stimolo dell’aggiornamento promosso dal Concilio Vaticano II, si è compreso meglio la natura della Famiglia Carmelitana e i tre atteggiamenti centrali della propria identità, partecipata da tutti i suoi membri e vissuta da ciascuno di essi in modo proprio e peculiare: a) l’atteggiamento contemplativo, che si incentra sull’Assoluto di Dio, ed è nutrito dalla primazia della sua parola (Eucaristia e Sacra Scrittura), dalla preghiera individuale e comunitaria e dalla partecipazione liturgica, utilizzando anche alcuni mezzi fondamentali (deserto, silenzio, solitudine, penitenza, lavoro e abnegazione); b) l’atteggiamento fraterno, che si cementa nei gesti quotidiani della vita, attraverso il silenzio come ascolto e accoglienza dell’altro, il dialogo, l’incontro fraterno, la corresponsabilità, il lavoro, la povertà come condivisione e solidarietà; c) il servizio degli altri, alla Chiesa e al mondo o società civile, come frutto della contemplazione e della fraternità.

Eredi di questa grande tradizione spirituale, tutti i membri della Famiglia del Carmelo sono chiamati a vivere oggi la stessa vocazione in modi differenti e in armonia con la propria condizione di religiosi, religiose e laici. E qui si aprono numerose prospettive di rilettura carismatica. Saperle "sognare" e "realizzarle" sarà il più bel frutto della commemorazione di quest’anno 2002, il 550° anno della grande fioritura della Famiglia Carmelitana.

(L’Osservatore Romano, 18 ottobre 2002, p.5.)



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