Filiale orante riconoscenza
del Carmelo a Giovanni Paolo II



Emanuele Boaga, O.Carm.

Per il sereno e glorioso transito del Papa Giovanni Paolo II, il Carmelo si è unito in preghiera con la Chiesa e con il mondo intero. Da queste pagine desideriamo rinnovare al defunto pontefice la nostra orante riconoscenza sia per le manifestazioni e per i documenti con cui ha incrementato il culto alla Madre e Decoro del Carmelo, sia anche per la delicata paterna benevolenza usata in numerose circostanze verso i Carmelitani. nelle pagine che seguono desideriamo, in segno di filiale riconoscenza, sottolineare i vincoli spirituali che hanno legato questo Papa al Carmelo e ricordare gli interventi da lui compiuti in favore dei Carmelitani durante il suo Pontificato.

I. I vincoli spirituali di Carlo Wojtyla con il Carmelo

Papa Giovanni Paolo II, Carlo Wojtyla, nacque il 18 maggio 1920 a Wadowice, piccola cittadina polacca tra verdi colline presso il fiume Skawa, a una cinquantina di chilometri da Cracovia. Vicino alla sua abitazione familiare sorgeva il convento dei Carmelitani Scalzi, fondato nel 1892 da P. Raffaele Kalinowski, morto nella stesso convento nel 1907. Ben presto da fanciullo e da giovane frequentava questa chiesa partecipando specialmente in occasione delle feste proprie del Carmelo: della Madonna del Carmine, di S. Giuseppe, patrono della chiesa e del convento, di S. Teresa di Gesù e di S. Giovanni della Croce, riportandone un benefico influsso. Più tardi da Papa, Wojtyla in occasione della visita al Teresianum di Roma nell’aprile 1979 confidava quanto sperimentato in questa frequentazione: “Direi che conosco i Carmelitani Scalzi dalla mia infanzia... Mi sono abituato a vedere quest’abito [carmelitano] molto speciale, caratteristico, dai primi anni della mia vita. Poi mi sono abituato anche ad andare a visitare la chiesa, a partecipare anche alla liturgia, alle cerimonie di questa chiesa ...” (AOCD 24/79, 5), e in occasione di una visita alla casa generalizia degli Scalzi: “...nelle parole “Vita nostra est abscondita cum Christo in Deo“, si riassumono un po’ tutte le mie esperienze, le esperienze fatte da secolare perché ho incontrato da giovane, da ragazzo, i Carmelitani, coi loro abiti, con la disciplina della loro vita che si vedeva anche esternamente. E devo aggiungere che da ragazzo andavo sempre a confessarmi nella loro chiesa.. e [la testimonianza di vita carmelitana] ha lasciato un’impronta in tutta la mia vita” (AOCD 27/82, 5-6). Ammirava profondamente anche la figura di P. Kalinowski, che avrà la gioia di canonizzare nel 1991 e di cui più volte ha sottolineato lo stimolo spirituale ricevuto avendogli “sempre indicato la via a quella santità, che è la vocazione di ognuno in Gesù Cristo (AOCD 28/83, 11).

Compiuti gli studi ginnasiali nel 1938 intraprese quelli filosofici all’Università di Cracovia. In questa città la presenza del Carmelo era allora resa particolarmente viva da un convento dell’Antica Osservanza e da quello degli Scalzi e da due monasteri di Carmelitane Scalze. Il giovane studente Wojtyla ebbe così sporadici contatti con la comunità degli Scalzi. Una volta fece presso di loro gli esercizi spirituali, valendosi dell’aiuto di padre Leonardo dell’Addolorata (Giovanni Paolo II, Dono e mistero, Nel 50ª del mio sacerdozio, Libreria Editrice Vaticana, 1996, p. 35). Più continui furono invece i contatti con le due comunità delle Carmelitane Scalze.

Può sembrare strano, ma non fu però un carmelitano ad introdurlo alla conoscenza e studio delle opere dei grandi mistici Giovanni della Croce e S. Teresa di Gesù; fu invece un buon laico di professione sarto. Infatti prima della sua entrata in seminario incontrò questo laico di nome Jan Tyranoski, “che era venuto formandosi sugli scritti di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d’Avila”, e che “mi introdusse nella lettura, straordinaria per la mia età, delle loro opere” (Dono e mistero, p. 32; cf. anche K. Wojtyla, I miei amici, CSEO-Il Sabato, Milano 1990, ) e così - come ricorda lo stesso Wojtyla - “leggevo le opere di quel mistico, specialmente le sue poesie. Per poterlo fare in edizione originale, studiai la lingua spagnola. Quella fu una tappa molto importante nella mia vita” (Giovanni Paolo II, con Vittorio Messori: Varcare la soglia della speranza, Arnoldo Mondatori, Milano 1994, p. 155).

Entrato nel 1942 nel seminario maggiore di Cracovia, veniva ordinato sacerdote il 1 novembre 1946. Da questo momento i suoi contatti con il Carmelo si andarono intensificando e al tempo stesso aumentava la conoscenza della sua spiritualità. Trasferito al Pontificio Ateneo “Angelicum” di Roma per perfezionare e completare i suoi studi teologici-filosofici, si applicò all’approfondimento della dottrina di S. Giovanni della Croce, su cui svolse la tesi di laurea, premiata con un “summa cum laude” il 19 giugno 1948. La biblioteca del Teresianum di Roma ne conserva la prima copia dattiloscritta con numerose annotazioni.

Tornato in patria, l’amore e l’ammirazione per la spiritualità carmelitana maturò ben presto in Wojtyla, come egli stesso ricorda, “la considerazione della possibilità di entrare nel Carmelo. I dubbi furono risolti dall’Arcivescovo Cardinale Sapieha, il quale - secondo lo stile che gli era propria - disse brevemente: “Bisogna prima finire quello che si è cominciato“. E così avvenne”. (cf. Dono e mistero, p. 35), Con ciò non gli fu impedito di continuare ad avere contatti con il Carmelo, specialmente nel campo della spiritualità. Questi contatti, anche se non sempre assai frequenti, furono sufficientemente continui. mentre contemporaneamente svolgeva il ministero pastorale a Cracovia e insegnava etica all’Università Cattolica di Lublino.

Nel 1958 venne nominato ausiliare dell’arcivescovo di Cracovia, al quale succederà nel 1967. In questi anni si intensificano le sue relazioni con il Carmelo: si recava spesso al convento degli Scalzi, ma specialmente ai due monasteri delle Carmelitane Scalze di Cracovia e a quello di Zakopane per chiedere preghiere. Ormai papa, rievocando questi anni del suo servizio pastorale in Cracovia durante la visita che fece nel 1980 al monastero di “Tre Madonne” a Roma, confidava con un certo buon senso di humour: “Che cosa posso dirvi? Voi sapete tutto, tutti i segreti della Chiesa e del mondo. Se si volevano sapere i segreti, a Cracovia, si doveva andare dalle Carmelitane” (AOCD, 25/80, 39) e due anni dopo alle monache di S. Giuseppe, sempre in Roma: “Nella mia vita ho parecchie volte visitato le vostre consorelle nella mia patria, specialmente nella mia città, e devo constatare che se cerchi la gioia devi entrare nella clausura delle suore, delle carmelitane” (AOCD 28/83, 11). Inoltre quand’era arcivescovo di Cracovia, non mancava anche di visitare il locale convento dei padri Carmelitani dell’Antica Osservanza. Lasciava in tutti l’impressione di essere profondamente legato al Carmelo.

La stessa impressione ebbero i confratelli dell’Antica Osservanza quando l’arcivescovo di Cracovia il 14 ottobre 1975 compì una visita alla basilica romana di S. Martino ai Monti, ove dopo aver pregato devotamente in chiesa davanti alla venerata immagine della Madonna del Carmine, si intrattenne affabilmente con essi in una beve agape fraterna.

Ben più profondo e più intimo è stato un altro fattore nel nutrire il legame di Wojtyla fin da fanciullo con il Carmelo: la sua tenera devozione a Maria Madre e Decoro del Carmelo, di cui soprattutto nel corso del pontificato ha voluto espressamente sottolineare la protezione e i benefici ricevuti. Quando, nel famoso viaggio compiuto in Polonia nel 1999, si trovò a Wadowice, suo paese natale, ricordò con commozione sua e dei presenti: “Come nella mia giovinezza, infanzia, mi recò in spirito a quel luogo di particolare culto della Beata Vergine del Monte Carmelo, che esercitava un’influenza così grande sulla spiritualità della terra di Wadowice. Io stesso ricevetti in quel luogo numerose grazie, di cui oggi esprimo riconoscenza al Signore” (AOCD 44/99, 29-30). E in altra occasione ben più esplicitamente disse: “devo dirvi che nella mia età giovanile, quando ero come voi, ella mi ha aiutato. Mi ha aiutato a trovare la grazia propria della mia età, della mia vocazione. Approfittando della visita nella parrocchia dedicata a lei, alla Vergine del Monte Carmelo [a Mostacciano, Roma], voglio dire questo, voglio testimoniare questo, perché questa testimonianza sia anche proficua, utile per ciascuno di voi giovani. E un aspetto molto particolare delle ricchezze spirituali della Vergine, della Madre di Cristo, perché la sua missione carmelitana ... è legata ad una veste. Questa veste si chiama Sacro Scapolare. Io devo tanto negli anni giovanili a questo suo scapolare carmelitano” (La Madonna del Carmine).

Il richiamo allo Scapolare carmelitano, rivolto ai fedeli anche in altre occasioni, lo ha portato ad affermare: “lo porto da tanti anni” (Visita alla parrocchia Regina Mundi, 14 dic, 1986), “sono legato a questa tradizione carmelitana dai suoi anni più giovanili” (La Traccia, 91, 156-159), “per la tradizione del sacro Scapolare a cui sono legato dagli anni della fanciullezza” (INS XVI/2/93, 13), e ancor più: “Anch’io porto sul mio cuore da tanto tempo lo Scapolare del Carmine!” (Lettera per i 750 anni dello Scapolare). Tutte questi richiami fanno sorgere una domanda, ma quando e in che circostanza il fanciullo o il giovane Wojtyla ricevette lo Scapolare?

La risposta si trova nelle parole con cui Giovanni Paolo II, nel libro-intervista con Vittorio Messori, sottolinea quanto sia stata importante per la sua formazione la devozione alla Madonna del Carmine e allo Scapolare: “[La mia devozione mariana] ... è legata alla tradizione dello Scapolare carmelitano, particolarmente eloquente e ricca di simbolismo, che conobbi sin dalla mia giovinezza per il tramite del convento dei Carmelitani sopra la collina, nella mia città natale” (Varcare la soglia della speranza, p. 232). E ancora, rievocando la storia della sua vocazione sacerdotale: “Naturalmente parlando delle origini della mia vocazione sacerdotale non posso dimenticare il filo mariano. La venerazione alla Madre di Dio nella sua forma tradizionale mi viene dalla famiglia e dalla parrocchia di Wadowice ... Inoltre, a Wadowice, c’era sulla collina un convento carmelitano ... Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero, e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo Scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora... Fu così che, tanto nella chiesa parrocchiale quanto in quella dei Carmelitani, si formò la mia devozione mariana durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza”. (Dono e mistero, p. 37). E nella ricordata visita a Wadowice nel 1999 precisava: “E lo scapolare lo porto ancora, così come l’ho messo dai Carmelitani a Górka [di Wadowice] a poco più di dieci anni” (AOCD 44/99, 29-30).

Questa intensa pietà mariana si rifletteva in ogni incontro che - asceso al soglio pontificio il 16 ottobre 1978 - egli ha avuto con i Carmelitani dei due rami dell’Ordine. Si può dire che nel suo lungo pontificato, non ha perso occasione, specialmente nella ricorrenza della festa della Madonna del Carmine a luglio, di rivolgere alla famiglia carmelitana e a tutti i devoti del Carmine un pensiero per ricordare la protezione e i benefici provenienti dal ruolo della Vergine Madre nel mistero di Cristo e della Chiesa, e per stimolare un atteggiamento di gratitudine filiale espresso in familiarità di vita con Lei e di conformazione alla volontà divina. E invitava “tutti i devoti della Vergine Santa a rivolgerle una fervida preghiera, affinché Ella, con la sua intercessione, ottenga a ciascuno di proseguire sicuro nel cammino della vita e di “giungere felicemente alla santa montagna, Gesù Cristo, nostro Signore”” (Angelus domenicale in Castel Gandolfo, del 21 luglio 1988; L’Osservatore Romano, 25-26 luglio 1988).

Nel marzo del 2001 Giovanni Paolo II così esprimeva il suo augurio a tutta la famiglia carmelitana esultante per la ricorrenza dei 750 anni dello Scapolare e dell’anno mariano-carmelitano: “Per l’amore che nutro verso la comune Madre celeste, la cui protezione sperimento continuamente, auguro che quest’anno mariano aiuti tutti i religiosi e le religiose del Carmelo e i pii fedeli che la venerano filialmente, a crescere nel suo amore e a irradiare nel mondo la presenza di questa Donna del silenzio e della preghiera, invocata come Madre della misericordia, Madre della speranza e della grazia”.

In queste parole troviamo riflesso un aspetto fondamentale della testimonianza lasciata da Wojtyla nei suoi legami spirituali con il Carmelo.

II. Giovanni Paolo II in favore dei Carmelitani

Ricordiamo qui i principali interventi compiuti da Papa Giovanni Paolo II in favore dei Carmelitani durante il suo Pontificato. Un elenco degli interventi — da completare e da aggiornare alla morte del Papa — è stato curato da Giuseppe Furioni ocd in occasione del venticinquesimo anno di pontificato di Giovanni Paolo II (cf. Quaderni Carmelitani, 19, 2002, p. 62-94).

Devozione alla Madonna del Carmine

Non si può non iniziare a ricordare quante e numerose volte (circa una settantina) in occasione di incontri con vari gruppi durante i suoi viaggi apostolici e nelle udienze del mercoledì il Papa ha voluto sottolineare l’uno o l’altro aspetto della devozione carmelitana alla Madonna, e spingere i suoi figli diletti alla supplice preghiera e all’imitazione delle sue virtù. Così, ad esempio, nel corso dell’udienza generale del 31 luglio 1988 ricordava la devozione alla Madonna del Carmine, la cui festa reca “motivi di bellezza e arricchimento”, e rivolgendosi agli ammalati diceva: “La Madonna del Carmelo vi illumini sulla bellezza di questo mistero (il significato salvifico della sofferenza), mentre io vi benedico di tutto cuore” e agli sposi novelli rivolgeva l’esortazione: “Lasciatevi guidare da Maria. Il vostro amore diverrà così via di salvezza e di santificazione. per Maria ed in Maria”.

Nella recita dell’Angelus domenicale, in Castel Gandolfo, del 21 luglio 1988, Giovanni Paolo II ha sintetizzato tutto il senso e la portata della spiritualità del Carmelo e della devozione dello Scapolare: “In questo mese di luglio ... il pensiero va alla sacra montagna [del Carmelo] ... alla Vergine Madre di Dio, “Flos Carmeli”, che possiede la bellezza di tutte le virtù ... In ogni anima profondamente carmelitana, fiorisce una vita d’intensa comunione e familiarità con la Vergine Santa, quale “nuova maniera” di vivere per Dio e di continuare qui in terra l'amore del Figlio Gesù a sua Madre Maria ... Mediante lo scapolare i devoti della Madonna del Carmine esprimono la volontà di plasmare la loro esistenza sugli esempi di Maria - la Madre, la Patrona, la Sorella, la Vergine Purissima - accogliendo con cuore purificato la Parola di Dio e dedicandosi al servizio zelante dei fratelli...”.

Due anni dopo, sempre in occasione dell’Angelus, questa volta pregato con i fedeli in piazza Plebiscito a Napoli, ricordava la loro pietà verso la Vergine del Carmine invocata sotto il titolo de “La Bruna”, attribuendo alla sua intercessione l’aver conservato nei secoli “salda e integra la fede del popolo napoletano”. E più tardi, in occasione del V centenario dei “mercoledì del Carmine”, pratica di devozione mariana nata dalla devozione a La Bruna, inviava il 29 giugno del 2000 al cardinale Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, la lettera apostolica Ho appreso con gioia. in cui ricordava con emozione l’omaggio che aveva potuto fare alla venerata icone mariana, e come “nel nostro pellegrinaggio terreno Maria è la biblica “colonna di fuoco“ che ci illumina, è la “stella orientatrice“ verso la patria celeste il “porto sicuro” in cui trovare consolazione e rifugio”.

Ancora in occasione dell’Angelus del 16 luglio 2000 diceva: “Il Carmelo indica simbolicamente il monte della piena adesione alla volontà divina e della nostra eterna salvezza ... Camminiamo insieme alla Vergine, modello di piena fedeltà al Signore non temeremo ostacoli e difficoltà. Sostenuti dalla sua materna intercessione ..la Beata vergine del Monte Carmelo ci aiuti a salire senza stancarci verso la cima del monte della santità; ci aiuti a non aver nulla di più caro che Cristo, il quale svela al mondo il mistero dell’amore divino e la vera dignità dell’uomo”.

Ma soprattutto l’insegnamento più profondo che Giovanni Paolo II ha offerto a tutti i Carmelitani è contenuto nella lettera apostolica Il provvidenziale evento inviata il 25 marzo 2001 in occasione dell’Anno Mariano Carmelitano. Il suo contenuto infatti va ben oltre la circostanza che l’ha motivata e diviene riflessione sulle grandi linee della spiritualità mariana che il Carmelo vive e deve coltivare. Con questo suo intervento il Papa ha effettuato un collegamento tra tradizione mariana dell’Ordine e l’itinerario di identità cristiana, con ampie prospettive cristologiche ed ecclesiologiche; con la forza evocativa della varietà dei titoli mariani cari alla tradizione carmelitana ha indicato il caratteristico modo di rapportarsi a Maria; ha presentato poi lo Scapolare come “una sintesi efficace di spiritualità mariana! e della presenza amorosa di Maria; ed infine ha definito lo stesso Scapolare un vero tesoro per la Chiesa per la semplicità della devozione, per il suo valore antropologico e per il rapporto con il ruolo della Madre di Dio e degli uomini nel mistero di Cristo e della Chiesa. E concludeva: “Di questa spiritualità mariana, che plasma interiormente le persone e le configura a Cristo, primogenito fra molti fratelli, sono uno splendido esempio le testimonianze di santità e di sapienza di tanti Santi e Sante del Carmelo, tutti cresciuti all’ombra e sotto la tutela della Madre”.

Santi e beati

Il richiamo ai Santi e alle Sante del Carmelo ci introduce ad una seconda serie di interventi di papa Giovanni Paolo II, quella delle beatificazioni e delle canonizzazioni di figure eminenti per santità.

Per i Carmelitani dell’Antica Osservanza ha proceduto alla proclamazione di tre beati martiri: l’olandese P. Tito Brandsma (beat. 3 nov. 1985), il polacco P. Ilario Januzsewski (beat. 13 giugno 1998), e il francese Giacomo Retouret (beat. 1 ott. 1995). Inoltre il 20 dicembre del 2003 dichiarava il constare le virtù eroiche della Ven. Maria Teresa Scrilli, fondatrice dell’Istituto delle Suore di Nostra Signora del Carmelo; e il 20 dicembre 2004 firmava il decreto sul miracolo ottenuto per l’intercessione della ven. Maria Crocifissa Curcio fondatrice della Congregazione delle Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù.

Tra gli appartenenti al Terz’Ordine Carmelitano ha beatificato il 24 aprile 1994 Isidoro Bakanja, martire e laico africano aggregato alla confraternita dello Scapolare del Carmine; e il 9 maggio 2001 il maltese Giorgio Preca, sacerdote e fondatore della Società della Dottrina Cristiana Museum. Il sacerdote terziario carmelitano Pietro Poveda Castroverde, beatificato il 10 ottobre 1993, è stato poi dichiarato santo nel 2003.

Per i Carmelitani Scalzi ben più ampio è il numero della beatificazioni e canonizzazioni proclamate da Giovanni Paolo II. Ricordiamo prima di tutti i beati da lui proclamati e poi anche canonizzati: Enrico de Ossó y Cervelló (beat. 1974, canoniz. 1993), Raffaele Kalinowski di S. Giuseppe (beat. 1983, canoniz. 1991), Teresa di Gesù di Los Andes (beat. 1987, canoniz. 1993), Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein (beat. 1987, canoniz. 1998), Maria Maravillas di Gesù (beat. 1998, canoniz. 2003). Inoltre nel 1992 ha dichiarato Kalinowski patrono secondario della diocesi di Sosnowiec (Polonia), e nel 1999 Edith Stein compatrona d’Europa insieme a S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena.

Le altre beatificazioni di religiosi e religiose OCD fatte da Giovanni Paolo II sono: Maria di Gesù Crocifisso Baourdy (beat. 13 nov. 1983), Elisabetta della Trinità (25 nov. 1984), Teresa Maria Manetti della Croce (beat. 19 ott. 1986), le tre martiri di Guadalajara Maria Pilar di S. Francesco Borgia, Teresa di Gesù Bambino e di S. Giovanni della Croce e Maria Angeles di S. Giuseppe (beat. 29 marzo 1987), Francesco Palau y Quer di Gesù Maria Giuseppe (beat. 24 aprile 1988), Josefa Naval Girbés (beat. 25 sett. 1988), Maria Mercedes Prat y Prat (29 aprile 1990), i martiri della rivoluzione francese Gian Battista Durveneuil, Michele Luigi Brulard, Giacomo Cagnor (beat. 1 ott. 1995), Maria Sagrario di S. Luigi Gonzaga (beat. 10 maggio 1998), e il martire Alfonso Maria Mazurek (beat. 13 giugno 1999).

Il papa poi, in varie date, ha dichiarato le virtù eroiche dei venerabili: Maria Teresa González-Quevedo Cadarso di Gesù, Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, Elia di S. Clemente, Antonio di Gesù Intreccialagli, Anita Cantieri, Camilla Rolón di S. Giuseppe, Eleonora Lòpez de Maturana di S. Luigi, Giovanni Vincenzo di Gesù Maria, Teresa Mira García e dei genitori di S. Teresa di Gesù Bambino, Luigi Martin e Zelia Guérin.

Inoltre, durante il viaggio in India Giovanni Paolo II ebbe occasione di beatificare l’8 febbraio 1986 il confondatore e primo priore generale dei Carmelitani di Maria Immacolata, padre Kuriakose Elias Chavara.

Nelle udienze seguite alle rispettive beatificazioni e canonizzazioni, ha illustrato il significato della testimonianza e il messaggio per il mondo e la chiesa contemporanea di queste figure da lui proclamate beate o canonizzate. Anche innumerevoli sono i richiami occasionali all’uno o all’altra di queste e di altre figure significative del Carmelo all’interno di documenti o discorsi di più ampia portata.

In questo contesto del richiamo alla santità e all’insegnamento che proviene dai grandi mistici carmelitani per una vita pienamente cristiana si inseriscono alcune lettere apostoliche scritte da Papa Giovanni Paolo II per anniversari e celebrazioni specifiche. Le elenchiamo: la lettera Virtutis exemplum et magistra del 15 ott. 1981 per il IV centenario della morte di S. Teresa di Gesù; quella del Maestro en la fé del 14 dic 1990 nel IV centenario della morte di S. Giovanni della Croce; la lettera del 10 ott. 1991 al card. A. M. Javierre Ortas, delegato per le celebrazioni conclusive dello stesso IV centenario sanjuanista; la lettera in data 2 agosto 1997 al card. Poupard inviato a Lisieux per il centenario della morte di S. Teresa di Gesù Bambino; la lettera Divini amoris scientia del 19 ott. 1998 per il suo dottorato; e, in data 30 nov. 2001, la lettera Ho appreso con gioia al vescovo di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti, per il VII centenario della nascita di S. Andrea Corsini.

Altri riferimenti a queste figure eminenti del Carmelo, Giovanni Paolo II ha fatto nel corso di udienze e incontri. In particolare assai diffusi furono quelli a S. Giovanni della Croce a Segovia (Spagna) il 4 nov. 1982, e nella Città del Vaticano in occasione di un congresso di studi sanjuanista (8 marzo 1993), e quando dichiarò il Santo patrono dei poeti spagnoli (8 marzo 1993). I maggiori riferimenti (ben 130!) però li ha fatti evidenziando l’attualità della vita e della dottrina della più giovane dottore della Chiesa, S. Teresa di Gesù Bambino, e di cui disse - nell’omelia alla Messa del dottorato - “il suo cammino spirituale è così maturo ed ardito, le intuizioni di fede presenti nei suoi scritti sono così vaste e profonde, da meritarle un postotra i grandi maestri dello spirito”. E nell’udienza privata concessa per l’occasione del dottorato al Definitorio generale degli Scalzi il 18 dicembre 1997, notava sorridendo che il Carmelo ha il “monopolio” per i dottori della Chiesa in quanto i Dottori carmelitani sono il 10% (e dei 33)!

Partecipazione alla vita del Carmelo

Ancora in linea con il richiamo agli ideali e alla vita del Carmelo si devono ricordare le parole rivolte da Giovanni Paolo II ai capitoli generali dei due rami dell’Ordine.

Sotto il suo pontificato i Carmelitani dell’Antica Osservanza hanno celebrato quattro capitoli generali. 1983, 1989, 1995, 2001. Per i primi tre di essi si ebbe il dono di un’udienza speciale riservata ai gremiali di essi, mentre per l’ultimo il papa inviò una lettera. Ai gremiali del capitolo 1983, ricevuti il 24 settembre nella sua cappella privata il Papa espressa la gioia dell’incontro, augurava di cuore “un grande sviluppo spirituale” e di “rimanere legati al vostro carisma ... che affonda le radici ispirative nel Vecchio Testamento e si ricollega alla grandiosa figura del profeta Elia” E tirava la conseguenza: “Questo vi dice che dovete essere uomini di Dio, testimoni della trascendenza divina, apostoli della divina economia, poiché dovete inserirvi nel mondo come portatori di Dio e del suo amore”. E terminava ricordando come nell’Ordine “c’è una molto forte, una profonda tradizione cristologica e mariologica ... Vi auguro di conservare questi tesori”. Ai gremiali dei capitoli del 1989 e 1995 rivolgeva invece parole di sostegno e di commento ai rispettivi programmi capitolari: l’eredità eliana, la vita profetica dell’Ordine e le sue sfide nel viaggio verso il 2000. In occasione dell’udienza concessa ai capitolari del 1995, riflettendo sulla missione apostolica alle soglie del terzo millennio cristiano, invitava tutti i carmelitani a sostenersi con l’esempio e la intercessione del padre Tito Brandsma che “suggellò con l’eroico sacrificio della vita nel campo di concentramento di Dachau un’esistenza interamente consacrata all’amore di Dio e al servizio dei fratelli”. Ancora nella lettera al capitolo generale 2001 ricordava, in sintonia con il tema capitolare, che “il viaggio continua ... siete chiamati a rileggere la vostra ricca eredità spirituale alla luce delle sfide odierne !”.

Anche i Carmelitani Scalzi nel pontificato di Giovanni Paolo II hanno celebrato quattro capitoli generali: 1985, 1991, 1997, 2003 e per ognuno di essi è giunta puntuale la sua parola benedicente e paterna. In particolare ai partecipanti del capitolo del 1985 espresse un atto di ringraziamento per tutto quello che aveva personalmente ricevuto, cominciando dagli anni giovanili dalla spiritualità carmelitana, e notava: “Il ricco patrimonio spirituale, del quale siete eredi, vi porta a sottolineare la figura del religioso come maestro di contemplazione, come uomo di Dio, capace di suscitare negli altri la sete di Dio, togliendo gli ostacoli che impediscono all’anima, fatta ad immagine di Dio, di aprirsi il cammino verso di Lui”, e aggiunse l’esortazione: “Sentitevi oggi più che mai, con il vostro carisma proprio, al servizio dell’intera Chiesa e del mondo che cerca Dio”. In questo stesso incontro con i capitolari, come nei successivi, non mancava di fare riferimento agli esempi e insegnamenti dei due grandi maestri del Carmelo: S. Teresa di Gesù e S. Giovanni della Croce, per invitare a vivere “una sempre maggiore fedeltà al carisma del vostro Ordine ... e amare teneramente la Chiesa, per essa pregare e con essa annunciare il Vangelo ad ogni creatura”. Nella lettera inviata il 21 aprile 2003 al preposito generale p. Camillo Maccise per l’89º capitolo generale, scriveva: “Anche voi, come a tutti i religiosi e le religiose, ripeto “non avete solamente una gloriosa storia da ricordare e vantare, bensì una grande storia da costruire” (VC 119). Per questo — soggiunge — è necessario sforzarci di sradicare quanto ostacoli la crescita del carisma .... Partire dall’essenziale significa camminare partendo da Cristo e dal suo Vangelo, letto nell’ottica del proprio carisma.. con apertura e docilità all’azione dello Spirito, poiché così si salvaguarda sia la fedeltà all’esperienza primigenia sia il modo di rispondere adeguatamente alle esigenze mutanti in ogni momento storico ... L’umanità ha sete di testimoni autentici di Cristo, ma per esserlo è necessario camminare verso la santità, che è già fiorita abbondante nella vostra famiglia religiosa ... un cammino che esige di lasciare tutto per Cristo, per partecipare pienamente al suo mistero pasquale”.

Parole di benevolo e paterno incoraggiamento ebbe pure per le religiose partecipanti ai capitoli generali delle proprie congregazioni carmelitane, ricevendole in udienza particolare: alle Suore Carmelitane di Torino il 18 giugno 2000 e alle Carmelitane Missionarie il 29 settembre dello stesso anno.

Oltre alle celebrazioni dei capitoli generali, che marcano lo sviluppo della vita Giovanni Paolo II si è fatto presente anche in altre occasioni di feste della famiglia carmelitana. Così la visita paterna per il cinquantesimo del Teresianum (15 ott. 1984); la lettera del 1 maggio 1999 al priore di S. Martino ai Monti in occasione dei 700 anni della concessione di quel convento all’Ordine del Carmelo fatta da Bonifacio VIII.

E il 7 ottobre 2002 rivolgeva ai due superiori generali dei rami dell’Ordine la lettera per i 550 anni delle bolla “Cum Nulla”, in cui sottolineava i molteplici frutti portati al Carmelo e alla Chiesa dalle monache Carmelitane con la loro “luminosa testimonianza di donne esemplari”, e ricordava quelle più eminenti per la santità ufficialmente riconosciuta. Invitava anche i laici aggregati alla Famiglia del Carmelo “Prendano esempio da Elia, la cui missione profetica scaturiva da una ininterrotta esperienza di Dio; imitino soprattutto Maria, che ascoltava la parola del Signore e, conservandola nel cuore, la metteva in pratica ... siano riconoscenti del dono ricevuto e si mantengano fedeli in ogni circostanza ai doveri derivanti da questa loro appartenenza carismatica”.

Per le Carmelitane

Giovanni Paolo II non ha mai nascosto il particolare affetto che nutriva per le claustrali del Carmelo, in particolare alle figlie di S. Teresa di Gesù; affetto già nato nei contatti avuti con i monasteri nella natia Polonia quand’era studente, prete e vescovo.

Numerose volte, specialmente nel corso dei viaggi apostolici da supremo Pastore della Chiesa, si rallegrava quando poteva incontrare le monache carmelitane ed esortarle a vivere la loro grande tradizione spirituale. Spesso in questi incontri con le Scalze si lasciava andare a qualche confidenza sulla sua vita, o commentava sorridendo qualche aspetto della loro vita. Lungo sarebbe riportare seppure brevemente una cronaca di tali incontri. Ci limitiamo ad elencare le comunità delle Scalze che ha visitato o a cui ha rivolto un messaggio paterno: alle Carmelitane Scalze di “Tre Madonne” in Roma (2 marzo 1980); nella basilica di S. Teresa di G.B. a Lisieux (Francia), il 2 giugno 1980; alle contemplative, nel Carmelo di Lisieux (Francia), il 2 giugno 1980; alle Carmelitane Scalze di Kinshasa il 3 maggio 1980; alle Carmelitane Scalze di Nairobi (Kenya) il 7 maggio 1980; con lettera alle Carmelitane Scalze di Sofia (Bulgaria) il 6 nov. 1981; alle claustrali nel monastero dell'Incarnazione in Avila (Spagna) il 1 nov. 1982; alle Carmelitane Scalze di S. Giuseppe in Roma il 14 marzo 1982; davanti al sepolcro di S. Teresa di Gesù a Alba de Tormes (Spagna), Il 1 nov. 1982; alle Carmelitane Scalze di Vicenza (Italia) il 7 settembre 1991; alle religiose nel monastero delle Carmelitane Scalze di Lodi (Italia) il 20 giugno 1992; con lettera del 9 aprile 1993 alle Carmelitane Scalze di Oswiecim.

Durante le vacanze sulle Alpi del Papa, un straordinario privilegio ebbe il Carmelo di Quart (Aosta), con la benedizione della prima pietra del nuovo Carmelo il 7 settembre 1986 e la sua inaugurazione il 16 luglio di tre anni dopo.

Va ricordato anche l’accorato appello, con profondo dolore, che il 13 luglio del 1986 il Papa fece per le dieci Carmelitane Scalze sequestrate e portate via dal loro monastero di Marawi City nelle Filippine, deprecando la violenza e il sopruso fatto alle monache, e supplicando i responsabili dell’incredibile gesto “perché vogliano sollecitamente rilasciare incolumi quelle buone Suore, che hanno consacrato la loro esistenza alla lode adorante di Dio ed alla impetrazione di grazie per la Chiesa e l’umanità”.

Infine è noto come - nel delicato aggiornamento delle Costituzioni delle Carmelitane Scalze - di sua iniziativa aveva sostenuto l’opzione più rigorosa di vita delle monache Scalze legate alla Madre Maravillas, da lui poi beatificata e canonizzata.

Visite a comunità e parrocchie carmelitane

Nel contesto della sua azione pastorale per la diocesi di Roma è nota l’attenzione che Giovanni Paolo II ha posto verso le parrocchie e le comunità religiose. Per quanto riguarda i Carmelitani notiamo le seguenti visite svolte sempre in un clima di grande semplicità e familiarità e uscendo spesso al di fuori dei discorsi ufficiali con segni di attenzione e di sincero affetto, come ricordano le cronache che di queste visite apparvero nei vari bollettini parrocchiali e nei fogli informativi carmelitani.

La prima visita registrata dalle cronache è quella effettuata il 22 aprile 1979 alla parrocchia di S. Pancrazio e al Teresianum. Seguì poi quella alla parrocchia di S. Martino ai Monti il 17 febbraio 1980. Altre visite furono: alla parrocchia di S. Teresa al Corso d’Italia e alla Casa generalizia degli Scalzi il 24 gennaio 1982; alla parrocchia Regina Mundi di Torrespaccata il 14 dic. 1986; alla parrocchia della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo di Mostacciano il 15 gennaio 1989; alla parrocchia di S. Maria in Traspontina il 10 febbraio 1991, e a quella di S. Teresa di Gesù Bambino in Panfilo il 21 marzo 1999. Inoltre visitò pure altre parrocchie romane: quella di S. Maria del Carmine a S. Giuseppe al Casaletto il 26 gennaio 1986; e quelle intitolate a santi carmelitani: la parrocchia di S. Maria Maddalena de’ Pazzi il 15 marzo 1987 e quella di S. Edith Stein il 20 maggio 2000.

Nomine episcopali

I vescovi che Giovanni Paolo II ha scelto tra i Carmelitani dell’Antica Osservanza sono: Josè Cardoso, vescovo di Paracatú il 28 aprile 1979, che ebbe l’onore di esser consacrato dallo stesso Papa e dal medesimo trasferito poi alla arcidiocesi di Recife; Paulo Cardoso Da Silva, vescovo di Petrolina (Brasile), il 19 dic. 1984; Alberto Först, vescovo di Dourado (Brasile) il 6 luglio 1988; Herman Josephum Pandoyoputro, vescovo di Malang (Indonesia) l’8 giugno 1989; Antonio Vitalino Fernandes Dantas, ausiliare di Lisbona il 3 luglio 1996 e poi vescovo di Beja (Portogallo); Antonio Muniz Fernandes, vescovo di Guarabira (Brasile) il 7 febbraio 1998; Lucio Renna, vescovo di Marsi-Avezzano (Italia), il 9 giugno 1999; Michael LaFay Bardi, vescovo della prelatura di Sicuani (Perù), il 26 luglio 1999; Filippo Iannone, vescovo ausiliare di Napoli, il 26 maggio 2001. Inoltre due vescovi carmelitani creati da Paolo VI sono passati ad altre sedi: mons. Vitalis Wilderink, vescovo ausiliare di Barra do Piraí-Volta, alla sede di Itaguaì (Brasile) e ha trasferito il 5 maggio 1988 mons. Francesco Saverio Sudartanta Hadisumarta dalla sede di Malang a quella di Manokwari-Sorong (Indonesia).

Più lunga invece è la lista dei Carmelitani Scalzi creati vescovi da Giovanni Paolo II. Questi i loro nomi: Francesco Adeodato Micallef, vicario apostolico di Kuwait, il 5 nov. 1981; Gonzalo del Castillo Crespo, vescovo ausiliare di La Paz (Bolivia), il 3 nov. 1983; Paul Dahdah, arcivescovo di Bagdad dei Latini il 30 maggio 1983; Guy Gaucher, vescovo di Metz il 27 agosto 1986; Braulio Sàez García, vescovo ausiliare di Oruro (Bolivia) il 18 febb. 1987; Justino Nandor Takacs, vescovo ausiliare il 21 dic. 1988 e poi coadiutore e infine vescovo di Szekesfehervar (Ungheria); Gustavo Giron Riguita, vicario apostolico di Tumaco (Colombia) l’8 febbraio 1990; Rolando Tria Tirona, vescovo ausiliare di Manila (Filippine) il 15 nov. 1994 e poi trasferito alla diocesi di Malalos (Filippine) il 13 dic. 1996; Philip Boyce, vescovo di Raphoe (Irlanda) il 29 giugno 1995; Daniel Acharuparambil, vescovo di Verapoly (India) il 14 giugno 1996; Amancio Escapa Aparicio, vescovo ausiliare di Santo Domingo il 31 maggio 1996; Anders Arborelius, vescovo di Stockholm (Svezia) il 17 nov. 1998; Jean Benjamin Sleiman ad arcivescovo di Bagdad dei Latini il 29 nov. 2000.

Inoltre ha promosso ad altre sedi alcuni vescovi Carmelitani Scalzi, ordinati da Paolo VI: Guy Gaucher trasferito ad ausiliare di Bayeux e Lisieux il 7 maggio 1987; Alberto Luna Tobar, ausiliare di Quito, a vescovo di Cuenca (Equador), il 7 marzo 1981; Braulio Sàez Garcia da ausiliare a vescovo di Oruro (Bolivia) il 7 nov. 1991; Gustavo Girón Higuita da Vicario apostolico a primo Vescovo di Tumaco il 29 ott. 1999; Gonzalo del Castillo Crespo a Ordinario Militare della Bolivia il 14 aprile 2000.

Infine, il 2 luglio 1984 con la erezione della Prefettura Apostolica di S. Miguel di Sucumbós (Equador) in Vicariato apostolico, ha designato in suo vicario apostolico Gonzalo López Marafión.

È anche da ricordare che il 22 maggio 1979 lo stesso Giovanni Paolo II ha voluto elevare alla dignità cardinalizia un Carmelitano Scalzo, mons. Anastasio Ballestrero, arcivescovo di Bari e poi di Torino.

Grazie e concessioni

Tra le grazie e le concessioni per diffondere la devozione alla Madre e Decoro del Carmelo si possono ricordare l’elevazione a basilica minore di santuari e chiese intitolate alla Madonna del Carmine e l’incoronazione di venerate immagini.

Così è stata concessa l’elevazione a basilica minore: alla chiesa della Madonna del Carmine di Santa Fé (Argentina) il 5 agosto 1986; alla chiesa della B.V. Maria del Monte Carmelo di Maipù (Cile) il 26 gennaio 1987; al santuario del Carmine di Catania (Italia) il 7 nov. 1987; alla chiesa di S. Teresa di G.B. di Keszthely il 7 giugno 1989; al santuario della B.V.M. del Monte Carmelo e di S. Teresa di G.B., diocesi di S. Antonio, il 27 agosto 1998.

La solenne incoronazione con diadema d’oro invece è stata autorizzata per le seguenti venerate immagini: della Madonna del Carmine a Wola Gulowska (Polonia) il 5 sett. 1982; di S. Maria della Purità presso le Carmelitane Scalze di Nocera dei Pagani il 2 maggio 1983; della B.V. Maria del Carmine di Paucartambo presso Cuzco (Perù) il 13 febbraio 1985; della Vergine Maria dello Scapolare di Czerna (Polonia) il 7 nov. 1987; di “Our Lady of Mt. Carmel” di S. Sebastiano in Manila (Filippine) l’8 maggio 1991; di “Nostra Señora del Carmen” di Catemaco (Messico) il 17 febbraio 1992; della Vergine Maria dello Scapolare di Tomaszów Lubelski, diocesi Zamosc-Lubaczow (Polonia) il 2 febbraio 1994; della B.V. Maria del santuario di Berdicev (Ucraina) il 10 marzo 1997. Inoltre il 14 dicembre 1986 Giovanni Paolo II incoronò personalmente la statua della B. Vergine del Carmine della chiesa Maria Regina Mundi a Torrespaccata, durante la sua visita a quella parrocchia romana. Infine, nell’udienza papale del 12 settembre del 2001, svolta in piazza S. Pietro — non nei toni consueti ma segnata dal dolore e stupore per la catastrofe del giorno precedente a New York con l’attentato terroristico alle “torri gemelle” — Giovanni Paolo II volle deporre la nuova corona benedetta sulla testa della statua della B. Vergine del Carmine, portata appositamente dalla vicina chiesa di S. Maria in Traspontina a piazza S. Pietro nel devoto pellegrinaggio a conclusione dell’Anno Mariano Carmelitano e del 750 anniversario dello Scapolare.

Questi gesti d’incremento della devozione mariana riportano ancora una volta al profondo e tenero legame che ha unito il cuore di Giovanni Paolo II alla Madre di Dio e di ogni uomo e sembra - quasi sua eredità - un invito continuo, come lui stesso ripeteva spesso: “a rivolgerle una fervida preghiera, affinché Ella, con la sua intercessione, ottenga a ciascuno di proseguire sicuro nel cammino della vita e di giungere felicemente alla santa montagna, Gesù Cristo, nostro Signore” (Angelus domenicale, in Castel Gandolfo, del 21 luglio 1988).

(Da: “Rallegratevi”, periodico trimestrale delle Carmelitane delle Grazie di Bologna, anno 5 (2005), n. 15, inserto, pp. v-xiii.)

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Ultima revisione: 27 maggio 2005