Lectio Divina

Tutti i fedeli defunti
2 novembre

Il pane della vita
Giovanni 6, 37-40

1. LECTIO

a) Orazione iniziale

Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti perché rivivano (Ez 37, 9) vieni Spirito Santo, soffia nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra anima, affinché diventiamo in Cristo una creazione nuova, primizia della vita eterna. Amen.

Giovanni 6, 37-40

b) Lettura del Vangelo

In quel tempo, Gesù disse alla folla: 37 “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno.”

c) Momenti di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

2. MEDITATIO

a) Chiave di lettura

Nel vangelo di Giovanni, il punto di vista fondamentale su Gesù e la sua missione è che il Verbo fatto carne viene mandato dal Padre nel mondo a darci la vita e a salvare ciò che era perduto. Il mondo sa parte sua rifiuta il Verbo incarnato. Il prologo del Vangelo ci presenta questo pensiero (Gv 1, 1-18), che successivamente l’evangelista continuerà ad elaborare nel racconto evangelico. Anche i vangeli sinottici, a loro modo, annunciano questa novella. Si pensi alle parabole della pecora smarrita e della dramma perduta (Lc 15, 1-10); oppure alla dichiarazione: non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori (Mc 2, 17).

Questo filo di pensiero lo troviamo anche in questo brano: Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 6, 38). Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna (Gv 6, 40). Parole chiavi del vangelo di Giovanni sono: vedere e credere. Vedere, implica e significa automaticamente credere nel Figlio mandato dal Padre. Con questo atteggiamento di fede il credente possiede già la vita eterna. Nel vangelo di Giovanni, la salvezza del mondo si compie già nella prima venuta di Cristo tramite l’incarnazione e con la risurrezione di colui che si lascia elevare sulla croce. Il secondo ritorno di Cristo nell’ultimo giorno sarà un completamento di questo mistero della salvezza.

Il brano del vangelo di oggi è tratto dalla sessione che parla del ministero di Gesù (Gv 1-12). Il testo ci porta nella Galilea, al tempo di pasqua, la seconda volta nel testo giovanneo: Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea... Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei (Gv 6, 1, 4). Una grande folla lo seguiva, (Gv 6, 2) e Gesù vedendo le folle che lo seguivano moltiplica i pani. La folla lo vuole proclamare re, ma Gesù fugge e si ritira sulla montagna tutto solo (Gv 6, 15). Dopo una breve pausa che ci fa contemplare il Signore che cammina sulle acque (Gv 6, 16-21), il racconto prosegue il giorno dopo (Gv 6, 22), con la folla che continua ad aspettare e a cercare Gesù. Segue poi il discorso sul pane della vita e l’ammonimento di Gesù a procurare il cibo che rimane per sempre (Gv 6, 27). Gesù definisce se stesso come il pane della vita, facendo riferimento alla manna data al popolo da Dio tramite Mosè, come una figura del vero pane che scende dal cielo e dà la vita al mondo (Gv 6, 30-36). In quest’ambito si svolgono le parole di Gesù che noi stiamo usando per la nostra Lectio (Gv 6, 37-40). In questo contesto troviamo poi una nuova opposizione e un nuovo rifiuto della rivelazione di Cristo come il pane della vita (Gv 6, 41-66).

Le parole di Gesù su colui che va da lui, fanno eco dell’invito di Dio a partecipare ai beni del banchetto dell’alleanza (Is 55, 1-3). Gesù non respinge quelli che vanno da lui ma li da la vita eterna. La sua missione è infatti di cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19, 27). Questo ci ricorda il racconto dell’incontro di Gesù con la Samaritana vicino al pozzo di Giacobbe (Gv 4, 1-42). Gesù non respinge la Samaritana, ma incomincia un dialogo ‘pastorale’ con la donna che viene al pozzo per l’acqua materiale e lì trova l’uomo, il profeta e il messia che le promette l’acqua della vita eterna (Gv 4, 13-15). Abbiamo nel racconto la stessa struttura: da una parte la gente cerca il pane materiale e d’altra parte, invece si fa da parte di Gesù tutto un discorso spirituale sul pane della vita. Anche la testimonianza di Gesù che mangia il pane della volontà di Dio (Gv 4, 34) riecheggia ciò che il Maestro insegna in questo brano evangelico (Gv 6, 38).

Nell’ultima cena Gesù riprende ancora tutto questo discorso nel capitolo 17. È lui che da la vita eterna (Gv 17, 2), conserva e custodisce a tutti coloro che il Padre gli ha dato. Di questi nessuno è andato perduto tranne il figlio della perdizione (Gv 17, 12-13).

b) Alcune domande

per orientare la meditazione e l’attualizzazione.

* Il Verbo fatto carne viene mandato dal Padre nel mondo a darci la vita, ma il mondo rifiuta il Verbo incarnato. Accetto nella mia vita il Verbo Divino che da la vita eterna? Come?
* Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 6, 38). In Gesù si vede l’obbedienza alla volontà del Padre. Interiorizzo questa virtù nella mia vita per viverla quotidianamente?
* Chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna (Gv 6, 40). Chi è Gesù per me? Cerco di vederlo con gli occhi della fede, ascoltando le sue parole, contemplando il suo modo di essere? Che cosa significa per me la vita eterna?

3. ORATIO

a) Salmo 22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

b) Preghiera finale

O Dio, che alla mensa della tua parola e del pane della vita ci nutri per farci crescere nell’amore. Donaci di accogliere il tuo messaggio nel nostro cuore per divenire nel mondo lievito e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4. CONTEMPLATIO

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.” (Gv 13, 17)

 
 
 
 
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Ultima revisione: 27 ottobre 2003