INSTRUMENTUM LABORIS

Il ruolo dell’autorità nel promuovere il carisma carmelitano


Introduzione

1.       Il tema del XV Consiglio delle Province è, “Il ruolo dell’autorità nel promuovere il carisma carmelitano”.  Questo argomento fu scelto per continuare il tema del Capitolo generale, “Carmelo: Il Viaggio Continua”, cioè trovare mezzi effettivi per tradurre i nostri documenti ufficiali dalla teoria alla pratica e questo Instrumentum Laboris non è tanto la base di un nuovo documento quanto uno stimolo per le nostre discussioni.   

2.       Qual è il ruolo del leadership in questo lavoro importante? Che tipo di autorità è veramente efficace per i bisogni dell’Ordine oggi? In questo Instrumentum Laboris, il Consiglio generale vuole dare qualche spunto di riflessione cominciando con il concetto dell’autorità nel Nuovo Testamento, poi il pensiero della Chiesa in relazione alla vita consacrata e il pensiero dell’Ordine stesso.  Terminiamo con i risultati del questionario mandati ai Provinciali e Delegati generali, e con alcune domande per aiutare la riflessione personale prima del Consiglio delle Province.  La speranza del Consiglio generale per questo Consiglio delle Province è che divenga una specie di esame di coscienza, per tutto l’Ordine, del modo in cui si esercita e si riceve l’autorità.  L’autorità è un servizio per il bene dell’Ordine e della Chiesa.

3.       Chiaramente il nostro modello è Gesù stesso che è venuto, non per essere servito ma per servire.   Alcuni ricevono l’autorità per il bene di tutti, e non rispondiamo alla chiamata del Signore se non esercitiamo questa funzione in un modo appropriato.  Tutti noi abbiamo ricevuto il carisma carmelitano; dobbiamo comunicare questo dono inestimabile agli altri.   Negli anni recenti, l’Ordine ha chiarito sempre più ciò che è il nostro carisma.  Adesso il problema è come tradurre in pratica per tutte le comunità nel mondo, questi documenti che descrivono così chiaramente il nostro carisma. Non dobbiamo dare per scontato che i documenti ufficiali sono ben conosciuti dentro l’Ordine.        

Bibbia

a) Sorgente dell’autorità

4.       Il cristiano che esercita autorità nella comunità legittimamente in qualche modo, agisce nel nome di Cristo.  “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. È chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato”. (Lc.10.16)

b) Servizio

5.       Per i seguaci di Cristo, l’autorità deve essere esercitata come servizio. Gesù stesso ci ha dato un modello nella propria vita e poi ci ha insegnato:

Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i capi delle nazioni esercitano la loro signoria su di esse, e i grandi sono quelli che fanno sentire su di esse la loro potenza.   Non sarà così fra voi; ma chi fra voi vuol diventare grande sarà vostro servo, e chi fra voi vorrà essere al primo posto si farà vostro schiavo, come il Figlio dell'uomo che non è venuto ad essere servito, ma a servire e dare la propria vita in riscatto di molti»”. (Mt. 20,25-26)
c) Testimonianza

6.       Nella prima lettera di Pietro, leggiamo l’esortazione ai presbiteri

Esorto dunque i vostri presbiteri, io con-presbitero, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che si manifesterà:   pascete il gregge di Dio che vi è stato affidato, sorvegliandolo non per costrizione, ma di cuore secondo Dio, non alla ricerca turpe di denaro, ma con dedizione interiore,  e non come se foste voi i padroni nella porzione degli eletti, ma facendovi modello del gregge. E quando il pastore per eccellenza si manifesterà otterrete la corona incorruttibile di gloria. Parimenti voi, giovani, sottomettetevi ai presbiteri. Tutti rivestitevi di umiltà, poiché Dio si oppone ai superbi ed elargisce la sua benevolenza agli umili.”  (I Pt. 5,1-5).
Uno che ha una posizione di autorità dev’essere convinto di quello che è chiamato a proporre, cioè il carisma, per poter promuovere e comunicarlo agli altri.

d) Memoria

7.       La lettera agli Ebrei racchiude un lessico di incredibile attualità. “Ricordatevi dei vostri capi.  Considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede.” (Eb 13,7).  Un servizio dell’autorità non radicato nella motivazione di fede non può avanzare la pretesa di autorevolezza.  La persuasione non si risolve nella sottile arte di saper convincere gli altri, ma raggiunge il suo obiettivo nel far crescere questa motivazione che non va mai data per scontata. È necessario avere la consapevolezza che l’unico disegno adeguato sulla realtà e sulla propria comunità è quello di Dio.  Esso si manifesta concretamente attraverso le circostanze ed i segni dei tempi.  L’adesione a un progetto di vita diventa significativa nella misura in cui esso diventa segno concreto della rinuncia ad un programmarsi la vita da se stessi in favore di una chiamata alla libertà che ha riconosciuto la sua possibilità di realizzarsi nell’adesione al disegno di Dio. Aderire a quanto viene indicato autorevolmente – mediante un progetto – come atto di libertà e come interpretazione condivisa, diviene manifestazione di un’appartenenza ad una comunità concreta, a sua volta espressiva dell’appartenenza alla Chiesa, in cui la persona, nella concretezza della sequela, è resa a se stessa.

e) Costruzione della comunità

8.       L’autorità è lo strumento per costruire comunità e ritessere le relazione umano.  L’ultima profezia della Bibbia Ebraica parla del nostro padre Elia ed il suo ruolo nella costruzione di una nuova umanità: “Tenete a mente la legge del mio servo Mosè al quale ordinai sull’Oreb statuti e norme per tutto Israele Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga Il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri…”(Mal. 3,22-24)

Documenti della Chiesa

9.       La Chiesa ci ha ripetutamente esortati a rinnovare l'esercizio dell'autorità secondo i sani principi dell’antropologia e pedagogia evangelica; e allo stesso tempo esorta a non rifuggire dalla responsabilità del servizio di guida fraterna, per la promozione umana e spirituale della persona e delle comunità, la decisione nelle scelte, dopo congruo discernimento e dialogo comunitario, e la profezia (cfr. PC 14). 

10.     Il documento, “La Vita Fraterna in comunità”, della Congregazione per Gli Istituti di Vita Consacrata e Le Società di Vita Apostolica, ci ricorda alcuni punti nodali, cioè che l’autorità deve essere spirituale, operatrice di unità e capace di prendere una decisione finale e assicurarne l’esecuzione:

Il rinnovamento di questi anni ha contribuito a ridisegnare l’autorità, con l’intento di ricollegarla più strettamente alle sue radici evangeliche e quindi al servizio del progresso spirituale del singolo e dell’edificazione della vita fraterna nella comunità.
Ogni comunità poi ha una sua missione da svolgere. Il servizio dell’autorità è rivolto quindi ad una comunità che deve svolgere una missione particolare, ricevuta e qualificata dall’istituto e dal suo carisma. Siccome esistono diverse missioni, vi saranno diversi tipi di comunità e quindi diversi tipi di esercizio di autorità. E’ anche per questo che la vita religiosa ha nel suo seno diversi modi di concepire e di esercitare l’autorità, definiti dal diritto proprio.
Sempre l’autorità è evangelicamente un servizio. (n.49)
Il rinnovamento di questi anni porta a privilegiare alcuni aspetti dell’autorità.

a)   Un’autorità spirituale

Se le persone consacrate si sono dedicate al totale servizio di Dio, l’autorità favorisce e sostiene questa loro consacrazione. In un certo senso la si può vedere come “serva dei servi di Dio”. L’autorità ha il compito primario di costruire assieme ai fratelli e sorelle delle “comunità fraterne nelle quali si cerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa” (Cfr. Can. 619). E’ necessario quindi che sia prima di tutto persona spirituale, convinta del primato dello spirituale sia per quanto attiene alla vita personale che per la costruzione della vita fraterna, conscia cioè che quanto più l’amore di Dio cresce nei cuori, tanto più i cuori si uniscono tra di loro.
Suo compito prioritario sarà dunque l’animazione spirituale, comunitaria e apostolica della sua comunità.

b)   Un’autorità operatrice di unità

Un’autorità operatrice di unità è quella che si preoccupa di creare il clima favorevole per la condivisione e la corresponsabilità, che suscita l’apporto di tutti alle cose di tutti, che incoraggia i fratelli ad assumersi le responsabilità e le sa rispettare, che “suscita l’obbedienza dei religiosi, nel rispetto della persona umana”(Cfr.Can.618), che li ascolta volentieri, promuovendo la loro concorde collaborazione per il bene dell’istituto e della Chiesa (Cfr. Ibid.), che pratica il dialogo e offre opportuni momenti di incontro, che sa infondere coraggio e speranza nei momenti difficili, che sa guardare avanti per indicare nuovi orizzonti alla missione. E’ ancora : un’autorità che cerca di mantenere l’equilibrio dei diversi aspetti della vita comunitaria. Equilibrio tra preghiera e lavoro, tra apostolato e formazione, tra impegni e riposo.
L’autorità del superiore e della superiora si adopera cioè perché la casa religiosa non sia semplicemente un luogo di residenza, un agglomerato di soggetti ciascuno dei quali conduce una storia individuale, ma una “comunità fraterna in Cristo” (Cfr. Can.619).

c)   Un’autorità che sa prendere la decisione finale e ne assicura l’esecuzione

Il discernimento comunitario è un procedimento assai utile, anche se non facile né automatico, perché coinvolge competenza umana, sapienza spirituale e distacco personale. Là dove è praticato con fede e serietà può offrire all’autorità le migliori condizioni per prendere le necessarie decisioni in vista del bene della vita fraterna e della missione.
Una volta presa una decisione, secondo le modalità fissate dal diritto proprio, si richiede costanza e fortezza da parte del superiore, perché quanto deciso non resti solo sulla carta.  (n.50)
E’ necessario inoltre che il diritto proprio sia il più possibile esatto nello stabilire le rispettive competenze della comunità, dei diversi consigli, dei responsabili settoriali e del superiore. La poca chiarezza in questo settore è fonte di confusione e di conflittualità.
Anche i “progetti comunitari”, che possono aiutare la partecipazione alla vita comunitaria e alla sua missione nei diversi contesti, dovrebbero avere la preoccupazione di ben definire il ruolo e la  competenza dell’autorità, sempre nel rispetto delle costituzioni.”(n.51)

11.     L’esortazione apostolica postsinodale, “Vita Consacrata” descrive la comunione ecclesiale per compiere la volontà del Padre.  Dice che è necessario riconoscere che chi esercita l’autorità non può abdicare al suo compito di primo responsabile della comunità, quale guida dei fratelli nel cammino spirituale e apostolico.  Il documento accetta che non è facile, in ambienti fortemente segnati dall’individualismo, far riconoscere ed accogliere la funzione che l’autorità svolge a vantaggio di tutti, consolidando la comunione fraterna. (cfr. VC 43).  Il documento continua:

La vita fraterna è il luogo privilegiato per discernere e accogliere il volere di Dio e camminare insieme in unione di mente e di cuore. L’obbedienza, vivificata dalla carità, unifica i membri di un Istituto nella medesima testimonianza e nella medesima missione, pur nella diversità dei doni e nel rispetto delle singole individualità. Nella fraternità, animata dallo Spirito, ciascuno intrattiene con l’altro un prezioso dialogo per scoprire la volontà del Padre, e tutti riconoscono in chi presiede l’espressione della paternità di Dio e l’esercizio dell’autorità ricevuta da Dio, a servizio del discernimento e della comunione (Cfr Perfectae caritatis,14).
La vita di comunità poi è, in modo particolare, il segno, di fronte alla Chiesa e alla società, del legame che viene dalla medesima chiamata e dalla volontà comune di obbedire ad essa, al di là di ogni diversità di razza e d’origine, di lingua e di cultura. Contro lo spirito di discordia e di divisione, autorità e obbedienza risplendono come un segno di quell’unica paternità che viene da Dio, della fraternità nata dallo Spirito, della libertà interiore di chi si fida di Dio nonostante i limiti umani di quanti Lo rappresentano. Attraverso questa obbedienza, assunta da alcuni come regola di vita, viene sperimentata ed annunciata a vantaggio di tutti la beatitudine promessa da Gesù a “coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28). Inoltre chi obbedisce ha la garanzia di essere davvero in missione, alla sequela del Signore e non alla rincorsa dei propri desideri o delle proprie aspettative. E così è possibile sapersi condotti dallo Spirito del Signore e sostenuti, anche in mezzo a grandi difficoltà, dalla sua mano sicura” (cfr. At 20,22-23).  (VC.92)

12.     Come la Chiesa, la comunità è una realtà mistica e spirituale e nello stesso tempo sociale e giuridica.  L’autorità è legata ad ambedue le componenti e pur esprimendosi anche come fenomeno giuridico affonda le sue radici nella componente mistica e spirituale e da essa attinge la sua forza (cfr. Lumen Gentium, 7).  Nella Chiesa e nella vita consacrata il compito è intimamente legato al posto e alla funzione di Cristo, Capo del Corpo Mistico (LG 21). Lo stile pastorale, rispettoso e dialogico, dell’esercizio dell’autorità è così espresso nel Codice del Diritto Canonico:

I Superiori esercitino in spirito di servizio quella potestà che hanno ricevuto da Dio mediante il ministero della Chiesa. Docili perciò alla volontà di Dio nell’adempimento del proprio incarico, reggano i sudditi quali figli di Dio, e suscitando la loro volontaria obbedienza nel rispetto della persona umana, li ascoltino volentieri e promuovano altresì la loro concorde collaborazione per il bene dell’istituto e della Chiesa, ferma restando l’autorità loro propria di decidere e di comandare ciò che va fatto.(can.618)
I Superiori attendano sollecitamente al proprio ufficio e insieme con i religiosi loro affidati si adoperino per costruire in Cristo una comunità fraterna nella quale si ricerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa. Diano perciò essi stessi con frequenza ai religiosi il nutrimento della parola di Dio e li indirizzino alla celebrazione della sacra liturgia. Siano loro di esempio nel coltivare le virtù e nell’osservare le leggi e le tradizioni del proprio istituto; provvedano in modo conveniente a quanto loro personalmente occorre; visitino gli ammalati procurando loro con sollecitudine le cure necessarie, riprendano gli irrequieti, confortino i timidi, con tutti siano pazienti.” (can. 619)

Documenti dell’Ordine

13.     La nostra Regola parla varie volte del ruolo del priore, implicitamente collegato con il proposito di “ossequio-obbedienza  a Gesù Cristo” ed è sempre in dialogo con la comunità:

Alberto, per grazia di Dio, Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo, B e agli altri eremiti che, sotto la sua obbedienza, dimorano accanto alla Fonte al Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo.” (Art. 1). La nostra Regola consapevole dell’indispensabilità strategica che riveste il servizio dell’autorità per la maturità spirituale dei singoli e per il convergere delle singole volontà e doni alla costruzione della comunità fraterna nella chiesa per il regno, stabilisce “anzitutto che abbiate come Priore uno scelto tra voi, il quale venga eletto a questo ufficio per unanime consenso di tutti o della la parte più numerosa e più sana; al quale ciascuno degli altri prometta obbedienza e, avendola promessa, si sforzi poi di tradurla in pratica insieme con la castità e con la rinunzia al diritto di proprietà.” (Art. 4).  E al termine di tutto il progetto spirituale della comunità riprende il tema per stabilire la prospettiva di fede, sia nell'esercizio dell'autorità che nell'obbedienza ad essa dovuta:

"Tu poi, frate B, e chiunque dopo di te verrà istituito priore, abbiate sempre nella mente ed osservate nelle opere quello che il Signore dice nel Vangelo: chi di voi vuole essere il più grande sarà vostro servo e chi vuole essere il primo sarà vostro schiavo.
E, voi tutti fratelli, onorate umilmente il vostro Priore, ravvisando in lui, più che lui stesso, Cristo il quale lo ha posto alla vostra guida e chi disprezza voi disprezza me, affinché non abbiate a render conto di non averlo onorato, ma abbiate a meritarvi con l'obbedienza, il premio della vita eterna". (nn.22-23)

14.     Le Costituzioni colgono lo spirito della Regola ricordando al Priore locale (ma vale per ogni autorità) la centralità di Cristo e del suo Vangelo, spiegando il suo compito come una guida "all'obbedienza a Cristo, matura e responsabile, attraverso il dialogo e opportuno discernimento…e  stimolo a vivere il nostro carisma" (Cost. n.48) , "segno" e "consolidamento dell'unità", nella carità e concorde cooperazione al raggiungimento dell'ideale che ci siamo proposti, animatrice a prefiggersi "mète sempre più alte" e a "tradurre in pratica le direttive della Chiesa e dei nostri Capitoli” (Cost.48; 206), realizzare il "bene comune…promuovere la vita comunitaria e l'attività apostolica e facciano convergere ad unità le forze di tutti", per creare l'ambiente adatto in cui i religiosi "possano vivere autenticamente nell'ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e buona coscienza" (Cost. 207-208).

Senza tuttavia dimenticare che "l'unità va cercata non già in una amorfa uniformità, ma in una organica varietà", nella corresponsabilità di una obbedienza anche comunitaria alla volontà di Dio. (cfr. Cost.33; Cost.n.47)

Le Costituzioni sottolineano la relazione mutua fra quelli che hanno autorità e quelli che servono, “Coloro che vengono costituiti in autorità cerchino l’esempio del Signore, il quale ‘non venne ad essere servito bensì a servire”.  Tutti gli altri religiosi, poi, li onorino dal canto loro e collaborino con essi con animo volenteroso, dal momento che l’autorità non può raggiungere le sue finalità, se non con la collaborazione di tutti nel costruire il bene comune, specialmente attraverso la reciproca comunicazione.” (207)

15.     Il recente Capitolo Generale riconosce che:

"Il nostro mondo è segnato da un eccessivo individualismo e frequentemente da anarchia morale e spirituale. L'autorità come servizio e l'obbedienza sono certamente valori che vanno contro la cultura d'oggi. Nel Carmelo siamo sfidati a vedere che nella comunità abbiamo la vera libertà cristiana (cfr. Gal 5,1.13), una libertà che non è autonomia egoista ma una vera perfezione della nostra umanità. Nei prossimi anni avremo bisogno di riconsiderare i valori dell'autorità cristiana che noi abbiamo promesso con voto di seguire. Cerchiamo di trovare forme d'esercizio dell'autorità che evitino ogni autoritarismo o paura, e siano dirette all'amore e all'attenzione per le necessità fisiche, psicologiche e spirituali dei frati" ( Il Viaggio continua,7).

16.     Cogliendo questa esigenza del Capitolo, il Consiglio generale, nel suo progetto globale propone:

Il tema del Capitolo generale, come ben sapete, era, ‘il viaggio continua’.  Il motivo conduttore di questo tema era che, come Ordine abbiamo lavorato parecchio per chiarire il nostro carisma e che adesso abbiamo nei nostri documenti, specialmente le Costituzioni e la RIVC, una visione chiara di dove vogliamo andare.  ……
Nel Capitolo volevamo arrivare a una risposta alla nostra domanda: come approfondire nelle nostre comunità la bella teoria che esiste nei nostri documenti ufficiali?  …….
Il Capitolo generale, pur non essendo riuscito ad esprimere in dettaglio le strategie appropriate, ha approvato alcune proposte nelle quali si coglie tale desiderio.  …..
La commissione preparatoria per il Capitolo generale ha sperato, che il metodo da essa scelto avrebbe prodotto delle strategie per approfondire ciò che abbiamo scritto nei nostri documenti.  Non è stato possibile soddisfare tutte le speranze, però abbiamo iniziato un processo che non dipende solo dalla volontà umana ma anche dalla grazia divina.  Dio ci chiama sempre alla conversione e al cuore puro affinché impariamo a volere ciò che Dio stesso vuole, e in questo modo vivere come suoi figli e cittadini del suo Regno……
Allora il viaggio continua e deve continuare in ogni comunità, in ogni Provincia, Commissariato e Delegazione generale.  Da parte del Consiglio generale, il centro del nostro lavoro, se Dio vuole, per il sessennio, sarà di aiutare tutto l’Ordine a continuare il nostro viaggio verso la santa montagna che è Cristo Signore e ad approfondire maggiormente e vivere più profondamente ciò che l’Ordine ha già scritto nei documenti ufficiali.  Ciò che noi Carmelitani possiamo fare in questa nostra situazione storica è essere fedeli alla nostra vocazione.  Dio ci ha chiamato ed è sempre fedele; la Chiesa vuole ed ha bisogno del carisma carmelitano.”  (Il Carmelo: Il viaggio continua, Roma, 2001).

17.     Qual è il ruolo dell’autorità per fare conoscere il contenuto dei documenti dell’Ordine alla Famiglia Carmelitana, e per assicurare che tutti ne intendono?  L’insegnamento contenuto nei documenti non è soltanto per nutrire l’intelletto, ma piuttosto per nutrire l’anima con lo scopo di aiutare ognuno a camminare verso la trasformazione in Dio, che è una parte indispensabile del progetto divino per noi Carmelitani.

Linee Operative       

18.     Per i motivi esposti sopra, il Consiglio generale ha deciso il seguente tema per questo XV Consiglio delle Province, cioè il ruolo dell’autorità nel promuovere il carisma carmelitano, con lo scopo di cercare strategie per la ricezione dei Documenti dell’Ordine nelle Province e nelle comunità e per il compito dell’autorità ai vari livelli circa la promozione del carisma. 

19.     Avete ricevuto un questionario e durante il Consiglio delle Province, ci sarà una piena esposizione delle risposte ricevute.  In questo documento vogliamo solo rilevare alcune risposte più comuni.  Sembra che è condiviso l’opinione che abbiamo chiarito il carisma nei nostri documenti ufficiali.  Alla domanda, “Ti consta che i Documenti sono realmente conosciuti nella tua Provincia?”, è interessante che non abbiamo ricevuto una risposta chiara “si” o “no”.  Alcuni hanno detto che tutti i religiosi hanno ricevuto una copia del testo.  Però in poche Province, è stato dato un aiuto ai religiosi per leggere i documenti.  Anzi, alcuni Provinciali non hanno nemmeno risposto a questo questionario dal Consiglio generale.  Vari ostacoli alla ricezione dei documenti nelle comunità e dai singoli frati sono stati menzionati.  Anche ci sono certe difficoltà nell’attuare l’autorità, che deve stare sempre al servizio di tutti i fratelli. 

20.     Abbiamo visto nella tradizione biblica, ecclesiale e carmelitana che l’autorità sorge dalla sollecitudine del Padre, imitando Cristo quale modello di servizio per costruire comunità.  Il lavoro che abbiamo cominciato nel Capitolo generale si prosegue ora per arrivare a delle conclusioni operative per tutte le nostre comunità.

21.     Avendo in mente tutto ciò che è stato detto sopra, vi poniamo cinque domande.  Vogliamo che pensate sopra queste domande, forse con l’aiuto dei vostri consigli, prima di arrivare a Fatima, perché possiate condividere i frutti della vostra riflessione durante il Consiglio delle Province.
a.  Guardando la storia, la tradizione ed il carisma del Carmelo, come ci interpella la situazione attuale dell’esercizio dell’autorità nell’Ordine?
b.  Guardando la situazione attuale dell’esercizio dell’autorità nell’Ordine e come il nostro passato ci interpella, quali sono i punti che meritano l’attenzione maggiore? 
c.  Quali ostacoli personali e strutturali (composizione delle comunità, situazione provinciale ecc), oggettivi e soggettivi, impediscono la fedeltà (personale e comunitaria) al carisma, come da noi comunitariamente espressa nei documenti?
d.  Quali sono le vie concrete d’azione perché nel futuro, possiamo essere più fedeli a ciò che Dio ed il nostro carisma cercano da noi?
e.  Tra le varie strategie proposte quale ti sembra maggiormente da consigliare, e perché? 

22.  Alla domanda, “Cosa ti proponi in ordine all’attuazione del carisma oggi?”, abbiamo ricevuto alcune strategie concrete:
·     Animazione del Progetto Provinciale fatto dal Capitolo;
·     Comunità pilota: attuerà lo studio del Carisma affinché possa servire di modello alle altre comunità della Provincia;
·     Incontri intercomunitari;
·     Equipe Provinciali;
·     Formazione: migliorare il processo formativo e la formazione permanente per confrontare il realismo nella valutazione di ciò che siamo e di ciò che possiamo fare; promuovere questo senso nelle comunità di formazione;
·     Comunità interprovinciali ed internazionali dove si viva il carisma;
·     Cambiamento di certe strutture per vivere il carisma;
·     Missioni: apertura alle missioni e fortificare le piccole comunità;
·     Riavviare le comunità concretamente in linea con quanto espresso dall’Ordine;
·     Potenziare la Spiritualità Carmelitana attraverso lo studio della RIVC ed il senso profetico fra i piccoli;
·     Studio concreto delle Costituzioni e far conoscere in concreto i Documenti
·     Studiare il Carisma ed i segni dei tempi per tradurli nella vita concreta;
·     Riscoprire il senso del Carmelo come comunità locale in servizio alla Chiesa locale;
·     Riflessione sui tre aspetti fondamentali del Carmelo (preghiera, fraternità, servizio);
·     Cambiamento di certe strutture: conseguenza del Capitolo Spirituale della Provincia (studio economico da presentare al Consiglio, ai Priori, alle comunità ed alla fine al prossimo Capitolo Provinciale);
·     Nuovi luoghi: dove si viva specialmente il carisma;
·     Casa di Spiritualità: oltre le case destinate al servizio (apostolato), creare case di spiritualità.
·     Ruolo delle Commissioni: (carisma, vocazioni, missione) faranno il Progetto Provinciale provvedendo del materiale alle Comunità ed ogni comunità dovrà scegliere i punti a mettere in pratica;
·     Vita di preghiera:mettere in pratica la Lectio Divina;
·     Progetto Provinciale 2002: attuarlo  per tutta la Provincia; 
·     Chiesa locale: secondo le indicazioni della RIVC;
·     Incontri;
·     Visite frequenti del Provinciale alle comunità
·     Commissione di Spiritualità: importanza nella vita.


Commissione Preparatoria
per il XV° Consiglio delle Province
Domenica di Pasqua 2003


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Ultima revisione: 4 settembre
2003